“Vai fuori te, questa è casa mia”. Chi voleva assistere ad una scissione nel Partito democratico, dovrà aspettare ancora. Qualcosa si muove a sinistra contro Matteo Renzi, ma per ora sono solo parole e richieste di maggiore considerazione. Mentre a Roma Maurizio Landini dà il via al cantiere per la “coalizione sociale”, l’ex segretario Pd Pierluigi Bersani a Bologna per l’incontro dell’area riformista democratica ribadisce che non c’è alcuna ipotesi di spaccatura. “Noi siamo positivi e leali e vogliamo discutere, ma discutere vuol dire che qualcuno può convincersi e che poi si fa una sintesi, altra cosa è chiacchierare, questo è un altro film. Noi non siamo contro le riforme anzi io ne vorrei di più e da tutti i lati”. In platea ad ascoltare l’intervento anche il ministro Maurizio Martina e l’ex governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani.

Video di David Marceddu

Ha smentito la scissione anche il capogruppo Pd Roberto Speranza che ha anche criticato chi vuole creare un nuovo schieramento a sinistra. “La parola scissione non esiste, non fa parte del vocabolario democratico. La soluzione a questo sistema politico non può essere una nuova sinistra antagonista che nasce dalle urla televisive di Landini, ma la soluzione è avere più sinistra nel Pd e nella nostra azione di governo”. Un atteggiamento che ancora una volta cerca il confronto e la mediazione dentro il partito, ma che a sinistra in molti criticano. “Se la sinistra Pd”, ha detto il leader di Sel Nichi Vendola, “si accontenta di vivere nello spazio del penultimatum rischia di essere un soggetto incomprensibile al Paese che chiede qui ed ora risposte diverse”.

Bersani, punto di riferimento della minoranza critica del partito, se l’è presa con il presidente del Consiglio. “Del patto del Nazareno“, ha continuato, “numericamente non avevamo bisogno, inoltre se non lasci fare l’opposizione al centrodestra, la farà una destra regressiva, invece devi far funzionare i due polmoni altrimenti nell’organismo entrano le tossine. Agli osservatori che sostengono che questo sia il modo per vincere, io rispondo che il nostro mestiere non è vincere ma è l’Italia”. Bersani ha quindi sottolineato la necessità di fare un distinguo tra gli schieramenti. Non si può parlare, a suo avviso “di tutti quelli che sono venuti prima, fino ad ora allo stesso modo: non si può ammucchiare Prodi con Berlusconi e neanche Visco con Tremonti” perché, ha concluso Bersani “può esserci un rischio politico a sostituire i concetti di destra e sinistra, di prima e dopo”.