“Per come si sta delineando la nuova legge elettorale, con una sola camera eletta dal popolo, con il terzo premier non eletto dagli italiani, avvertiamo il rischio che vengano meno le condizioni indispensabili per una vera democrazia che ci si possa avviare verso una deriva autoritaria”. Il patto del Nazareno deve essersi veramente incrinato se un Silvio Berlusconi fresco di botta sul Quirinale (e di sconto di pena per la condanna Mediaset), torna in tv – intervistato al Tg5 – e torna all’opposizione piena.

Che sia una anticamera di ciò che accadrà dall’8 marzo – quando riacquisterà la piena libertà – o il tentativo di riacciuffare i consensi erosi dalla Lega e la leadership interna al partito – insidiata dal “giovane” Fitto – per l’ex cavaliere le cose evidentemente sono cambiate: “Non era questo il patto del Nazareno che volevamo – ha dichiarato – non era questo l’obiettivo che volevamo raggiungere insieme per il bene del Paese”. E così, se fino all’altro ieri l’impegno era sostenere, attraverso il patto, il cambiamento nel Paese dopo l’elezione di Mattarella e la frattura interna l’inversione a U è completa. Basta cercare una qualsiasi dichiarazione di uno o due mesi fa per rendersene conto. Ad esempio quel che l’ex premier diceva a novembre 2014: “Il patto è stato stretto con il Pd per l’esigenza di rendere governabile il Paese: sarà un percorso lungo, speriamo di poterci arrivare. Le due cose che rendono governabile un Paese sono una sola Camera e un sistema bipolare”.

Dietrofront, la nuova priorità, spiega ora, è lavorare con “rinnovato impegno perché il centro-destra possa ritornare unito e possa offrire al paese quelle urgenti soluzioni che finché ho avuto l’onore di presiedere il governo avevano garantito agli italiani più benessere, più sicurezza, più libertà”. Il tutto, spiega, perché “il Paese ha necessità di riforme strutturali ben diverse da quelle proposte dalla sinistra”. La colpa, va da sé è del Pd: “Avevamo creduto di poter fare insieme le riforme istituzionali e la legge elettorale e di avere un Presidente della Repubblica condiviso. Ma il Partito Democratico non ha rispettato i patti per puri interessi di parte”. “E’ inaccettabile – ha aggiunto – che il Presidente del Consiglio impegni tutti gli sforzi del governo e del Parlamento per affrontare leggi certamente di rilievo ma che non hanno urgenza alcuna, stante la drammatica situazione in cui versa il Paese”.

Ma se le giravolte di Berlusconi non sorprendono – ne ha fatte ben altre e in un arco di tempo decisamente minore (si veda la fiducia al governo Letta) –  quello che è cambiato è il tono apparentemente sprezzante con cui l’altro contraente del Patto, il Pd, reagisce all’accusa. Per un Renzi che ieri dichiarava sicuro “avanti senza Forza Italia, abbiamo i numeri”, oggi è la vice del segretario Debora Serracchiani che replica all’ex cavaliere: “Berlusconi che parla di deriva autoritaria? E’ quasi commovente”. Più diplomatico, e forse per questo anche più velenoso, l’altro vice di Renzi, Lorenzo Guerini: “Sia chiaro che noi andiamo avanti e siamo al miglio conclusivo delle riforme. Mi auguro che Fi recuperi l’intelligenza politica necessaria altrimenti ne prendiamo atto e andiamo avanti nell’interesse del paese”. Per Guerini, “parlare di deriva autoritaria per il nostro paese è un’affermazione molte grave che – aggiunge – mi fa dire che qualche volta Berlusconi dichiara senza capire il senso delle cose che dice”.