Mentre il governo greco alza la voce contro Francoforte (“La Grecia non fa ricatti e non li accetta”, ha precisato il portavoce Gabriel Sakellaridis dopo la decisione della Bce di non accettare più i titoli di Stato ellenici) è ancora una volta piazza Syntagma il baricentro della protesta popolare. Nelle stesse ore in cui veniva diffuso lo schiaffo che l’Eurotower ha inflitto alla Grecia, su Facebook un gruppo di circa 7mila persone si è autoconvocato nella piazza del Parlamento, luogo simbolo della manifestazione del 2012 quando, alla presenza di illustri personaggi come il compositore Mikis Theodorakis, c’era stato il famoso lancio di yogurt contro il palazzo delle “larghe intese con la troika”, a cui la polizia aveva replicato con cariche e lacrimogeni.

I greci sono tornati così a sfilare contro le banche, contro la crisi e soprattutto contro chi ha imboccato la strada del memorandum. “No ai ricatti”, hanno scritto nel manifesto su Facebook, “non soccomberemo, non abbiamo paura. Dopo cinque anni vissuti sotto il giogo del memorandum, finalmente abbiamo un nuovo governo nato sotto il mandato del popolo greco: non abbiamo paura di nessuno. La Repubblica ha parlato e nessuno ha il diritto di non ascoltarci”.

L’obiettivo dei manifestanti è fare rete con altri Paesi come Italia e Spagna. “Vogliamo rimettere in piedi un sistema che fa acqua da tutte le parti”, ha detto l’architetto italiano Angelo Saracini, da anni trapiantato nella capitale ellenica e che nei giorni caldi dell’elezione di Tsipras era in piazza con la Brigata Kalimera. “Con il sole o con la pioggia, la gente vuole Alexis” c’era scritto su un cartone tenuto in bella vista da una anziana signora. Alle telecamere che la inquadravano ha detto che non le importa come finirà questa storia, perché “tanto non abbiamo più nulla da perdere e non ci possono togliere la dignità, perché quella non è in vendita”.

Ha puntato invece l’indice contro i soldi che da Berlino non sono mai arrivati ad Atene per i danni del secondo conflitto mondiale Katerina Giannaki, membro per l’Europa del Sae (il Consiglio dei greci all’estero). “La Grecia”, ha detto a ilfattoquotidiano.it, “è stata una cavia, una cavia di un sistema economico finanziario che non funziona più. Anziché ridarci i soldi per ciò che ci hanno fatto nel 1945, così come l’eroe Manolis Glenzos ha chiesto ufficialmente al Parlamento europeo, i tedeschi oggi pretendono ciò che noi non potremo mai dare”.

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