Azione e reazione. Lo Stato Islamico brucia vivo (e pubblica il filmato) del pilota giordano che teneva in ostaggio. La Giordania per ritorsione annuncia la condanna a morte della terrorista di cui l’Isis aveva chiesto la liberazione in cambio del rilascio del pilota giordano e del reporter giapponese Kenji Goto. Questi ultimi sono morti (sempre ammesso che i video diffusi siano veri), l’estremista islamica lo sarà nelle prossime ore (insieme ad altri 5 condannati), almeno a sentire Sky News Arabia, che ha riportato informazioni di fonti vicine al governo di Amman. Tutto è partito nel pomeriggio, con la pubblicazione su Site, di un video dell’Is che mostra il pilota giordano Muath al-Kasaesbeh (ostaggio dei jihadisti), bruciato vivo. A riferirlo Rita Katz, direttrice di Site, via Twitter. Il pilota era stato catturato dagli estremisti il 25 dicembre a Raqqa, in Siria, a seguito dello schianto del suo aereo. Il 27 gennaio scorso i militanti avevano per la prima volta legato le sue sorti a quelle dell’ostaggio giapponese Kenji Goto. In un messaggio audio, infatti, lo Stato islamico aveva dato un ultimatum di 24 ore chiedendo alla Giordania di liberare la estremista Sayida al Rishawi, di nazionalità irachena, altrimenti avrebbe ucciso gli ostaggi. La donna è detenuta in Giordana dopo essere stata condannata a morte per l’attacco del 2005 a un hotel di Amman. Secondo la Bbc, il pilota sarebbe stato ucciso il 3 gennaio. E oggi, dopo che il video della sua esecuzione è stato diffuso, non si è fatta attendere la reazione della Giordania. “Entro poche ore le autorità di Amman giustizieranno per terrorismo Sajida al-Rishawi” hanno fatto sapere fonti giordane a Sky News Arabia.

Il filmato: tecnologicamente avanzato – Nella prima parte del filmato, che dura oltre 22 minuti ed è il più avanzato dal punto di vista realizzativo tra quelli finora pubblicati, gli jihadisti mostrano il pilota che parla e immagini delle operazioni militari condotte dall’esercito giordano contro le milizie islamiste. Muath al-Kasaesbeh racconta in prima persona l’ultima missione compiuta a bordo del suo caccia contro un obiettivo militare: è la missione del 24 dicembre, giorno in cui il pilota venne catturato dai miliziani. L’uomo descrive l’obiettivo del raid aereo, i velivoli utilizzati e le nazioni che avevano preso parte alla missione: Emirati Arabi, Marocco e Arabia Saudita. La fattura del video è di qualità eccelsa: grafiche informative si sovrappongono all’immagine e completano il racconto con nozioni sui tipi di armamenti utilizzati, il montaggio è degno dei migliori documentari prodotti dalle case di produzione occidentali.

Quando il pilota termina il suo racconto, il filmato mostra immagini riprese dagli aerei da guerra (gli obiettivi colpiti e distrutti) e scene di feriti su letti di ospedali e corpi carbonizzati dai bombardamenti. Quindi la narrazione si sposta sull’esecuzione del pilota. Muath al-Kasaesbeh è in piedi in una gabbia. Ad appiccare il fuoco con una torcia ad una striscia di benzina che poi si propaga alla gabbia ed investe il pilota è un “emiro (comandante) di una regione dello Stato islamico colpita” dai bombardamenti, afferma una voce fuori campo. L’uomo, come altri miliziani armati che lo attorniano, indossa una mimetica color kaki e ha il viso coperto. Non è quindi vestito di nero, come il boia che ha decapitato gli ostaggi americani, britannici e il giornalista giapponese Kenji Goto. Il prigioniero, invece, indossa l’ormai tristemente famosa tuta arancione dei detenuti di Guantanamo e degli altri ostaggi dello Stato islamico finora uccisi, che questa volta è imbevuta di benzina. Nelle immagini precedenti, il pilota giordano viene fatto vedere mentre cammina apparentemente tra le macerie di una località colpita dai bombardamenti della Coalizione a guida americana.

Il sondaggio in rete su come uccidere il pilota – “Come volete che venga ucciso il pilota?”, era stato il sondaggio lanciato a dicembre dallo Stato Islamico? Diecimila le risposte arrivate in sole ventiquattro ore. Isis aveva risposto così alla campagna umanitaria, #BringHimHome lanciata dai paesi arabi. Al termine del filmato, i terroristi introducono una novità: lo Stato islamico ha posto una taglia su oltre 50 piloti giordani che, secondo i jihadisti, partecipano ai raid della Coalizione internazionale anti-Isis, pubblicando la lista dettagliata delle loro generalità, dei gradi militari e delle località da cui vengono.

La famiglia di Muath al-Kasaesbeh: “vendetta” – Vendetta” E’ quanto hanno chiesto al governo di Amman alcuni dei parenti del pilota giordano ucciso dall’Isis, arrivati nella capitale del regno hashemita subito dopo la diffusione del video con le raccapriccianti immagini che mostrano l’esecuzione. I familiari di al-Kasaesbeh hanno inoltre chiesto al governo di ritirarsi dalla coalizione internazionale, formata dagli Usa per fronteggiare la minaccia dell’Is in Iraq e Siria. Le autorità di Amman, intanto, hanno confermato l’uccisione del pilota, stando a quanto riferito dall’agenzia ufficiale Petra. Il re giordano Abdullah II, invece, ha interrotto la sua visita a Washington e ha fatto rientro ad Amman. Lo ha riferito l’emittente al-Arabiya.

L’uccisione di Kenji Goto – L’ostaggio giapponese Goto è stato decapitato lo scorso 31 gennaio. Nel video, della durata di 1 minuto e 7 secondi, intitolato “Un messaggio al governo del Giappone”, Goto indossava la stessa tuta arancione dei precedenti ostaggi dello Stato islamico, ed era inginocchiato su un sentiero o il letto di un ruscello tra le colline. A fianco a lui, in piedi e vestito di nero, ancora una volta John il jihadista, il boia di presunta nazionalità britannica, che, coltello in mano, lancia in perfetto inglese i suoi folli proclami al governo giapponese: “Voi, insieme ai vostri stupidi alleati, non avete capito che siamo assetati del vostro sangue“. “Abe – afferma John rivolgendosi al primo ministro giapponese secondo la trascrizione fornita dal Site – data la tua spericolata decisione di partecipare a una guerra che non potete vincere, questo coltello non solo sgozzerà Kenji, ma continuerà la sua opera e causerà carneficine ovunque la vostra gente si troverà. L’incubo per il Giappone è incominciato“, minaccia il miliziano sempre vestito di nero e a volto coperto protagonista dei video degli ostaggi finiti nella mani dello Stato Islamico, a partire dal reporter statunitense James Foley, il primo ostaggio occidentale ad essere decapitato il 19 agosto 2014.

Ps: ilfattoquotidiano.it è in possesso del video diffuso su internet dallo Stato Islamico, ma ha deciso di non pubblicarlo.