“Sulla norma del 3% stiamo valutando, verificando, vedremo se cambiarla e come”. Nel dibattito sulla delega fiscale che tornerà in consiglio dei ministri il 20 febbraio dopo le polemiche sul presunto favore a Silvio Berlusconi, dopo il ministro Maria Elena Boschi rientra anche Matteo Renzi: “Il senso è che se fai il furbo e ti becco ti stango, ti faccio pagare il doppio ma non diamo corso al processo penale se c’è buona fede. Berlusconi non c’entra niente ma bisogna dividere tra gli evasori e chi fa errori in buona fede”. Ma il capo del governo vuole descrivere meglio lo spirito di quella norma: “Quando sento che in Italia sono tutti evasori, mi indigno… Ci sono persone che devono avere regole certe e chiare e per questo avevano pensato alla norma del 3 per cento per intervenire su chi è in buona fede”.

Domenica pomeriggio il ministro Boschi aveva affrontato l’argomento in diretta tv a L’Arena, trasmissione in onda su Rai Uno. “Non credo che possiamo fare o non fare una norma, che riguarda 60 milioni di italiani, perché c’entra o meno Berlusconi. Così si resta fermi agli ultimi 20 anni…”, aveva detto la titolare del dicastero delle Riforme, aggiungendo: “In Francia hanno una norma uguale, con una soglia più alta, non del 3% ma del 10% di non punibilità”. Ma le cose non stanno affatto così. Il Code général des impôts prevede una doppia soglia: una, sì, del 10% ma anche una molto più bassa: 153 euro. Oltre la quale l’evasione è considerata reato. In pratica il fisco d’oltralpe è autorizzato a perseguire penalmente chiunque evada più di 153 euro: sta all’Agenzia delle entrate segnalare alla magistratura quali evasioni perseguire. Ovviamente quelle milionarie finiscono automaticamente sotto la lente d’ingrandimento della Giustizia, a differenza di quelle di piccola entità.

Quanto alle proposte di Corrado Passera – che ha appena lanciato il suo movimento Italia Unica – e della Lega Nord in materia fiscale, il presidente del Consiglio replica: “Quando smettono di fare i ministri gli vengono le idee buone. Sull’Irpef c’è un campionato delle idee. Abbassare le tasse nelle parole riesce a tutti, poi quando si arriva a palazzo Chigi non lo fa nessuno. L’Italia ha un sistema di tassazione contorto ed eccessivo, sono il primo a dirlo. Ma mi fa ridere che quando Passera e la Lega hanno avuto responsabilità di governo se ne sono dimenticati mentre noi siamo stati i primi a farlo davvero”.

Infine un passaggio sugli 80 euro, misura fatta – dice Renzi – “per giustizia sociale prima che per ritorno economico”. “Gli 80 euro – ha aggiunto – si è capito che rimangono e i consumatori che prima li hanno messi da parte adesso possono iniziare finalmente a spendere, non dico di più ma meglio. Quindi può iniziare a salire la fiducia dei consumatori”, ha concluso il presidente del Consiglio.