“Si dice famiglia, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio, che ne riconosce in modo impegnativo la pubblica valenza, e dai due generi”. È quanto ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco aprendo la sessione invernale del Consiglio episcopale permanente della Cei. Con lo sguardo rivolto al Sinodo dei vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2015, nel quale si dovranno trovare soluzioni concrete per l’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati, il porporato ha sottolineato che spesso “si parla dei figli come se fossero un diritto degli adulti e un oggetto da produrre in laboratorio, anziché un dono da accogliere”. Non solo, quindi, difesa della famiglia tradizionale, ma anche una netta condanna delle pratiche abortiste. “In Europa – ha denunciato Bagnasco – si vuole far dichiarare l’aborto come un diritto fondamentale così da impedire l’obiezione di coscienza, e si spinge perché sia riconosciuto il cosiddetto aborto ‘post partum’”.

Per il presidente della Cei se da un lato “si ricerca la garanzia dei diritti individuali”, dall’altro “si dimentica la serie dei corrispettivi doveri sociali, senza dei quali una realtà comunitaria non sta in piedi. Per questo, – aggiunge Bagnasco – se la famiglia è il baricentro esistenziale da preservare, l’impegno nella vita sociale è aspetto irrinunciabile della presenza dei cattolici nel nostro Paese”. Di colonizzazione ideologica, riprendendo un’espressione di Papa Francesco, parla invece il porporato quando affronta il tema del gender. “I libri dell’Istituto A. T. Beck, dal titolo accattivante ‘Educare alla diversità a scuola’ e ispirati alla teoria del gender – si domanda Bagnasco – sono veramente scomparsi dalle scuole italiane?”. Per il cardinale “si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori”. L’invito del presidente della Cei è a esercitare “il diritto di astenere i propri figli da quelle ‘lezioni’ senza incorrere in nessuna forma, né esplicita, né subdola, di ritorsione, come sta invece accadendo in qualche Stato vicino a noi”.

Nella sua prolusione Bagnasco ha espresso, inoltre, “sincera gratitudine al presidente Giorgio Napolitano”, mentre “preghiamo il Signore della storia perché il Parlamento, nel rispetto dei dovuti passaggi, riesca, in tempi brevi, a esprimere la persona che possa rappresentare con dignità riconosciuta e operosità provata il popolo e la Nazione”. Un appello che fa eco a quello del presidente nazionale di Pax Christi, l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, che chiede che il successore di Napolitano ribadisca l’impegno costituzionale a ripudiare la guerra e si proclami “capo delle forze disarmate”. Nel testo di Bagnasco anche una netta condanna del “fondamentalismo islamico, nelle forme di sempre e nelle recenti raccapriccianti aberrazioni. C’è, infatti, – sottolinea il porporato – un elemento inedito di tale barbarie: è la violenza esibita, la crudeltà sfacciata, il parossismo angosciato”.
Per il presidente della Cei “di fronte al fenomeno dell’autoproclamato Stato Islamico e al numero di coloro che lasciano l’Europa per sposare il fanatismo omicida, l’Occidente dovrebbe fare un serio esame di coscienza e chiedersi il perché di questo arruolamento violento e suicida. Una ragione – è la risposta di Bagnasco – è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’Occidente”. Riprendendo le parole del Papa, il porporato ha ribadito che uccidere in nome di Dio è “una bestemmia contro l’uomo e contro il creatore”. “Indignazione” esprime anche il presidente della Cei per gli attentati di Parigi, sottolineando il suo “compiacimento per la grande marcia di protesta e di affermazione del diritto di espressione”. “Però – ha precisato il cardinale – non abbiamo potuto non pensare anche alle migliaia di fratelli e sorelle perseguitati, straziati e uccisi perché cristiani o per motivi etnici. Abbiamo pensato che la libertà religiosa non è garantita nel 60 per cento del pianeta e che, nelle minoranze, sono i cristiani quelli maggiormente perseguitati: ne muore uno ogni cinque minuti”. Infine, un appello al Paese che “non deve cedere alla sfiducia. Il popolo degli onesti, che è un grande popolo, non deve lasciarsi demoralizzare. Mai! Neppure dai cattivi esempi di malaffare e di corruzione”. E una richiesta alla politica di pensare, “prima di ogni altra cosa”, all’urgenza del lavoro e dell’occupazione.

Twitter: @FrancescoGrana