Matteo Renzi vuole Luca Cordero di Montezemolo come consigliere strategico per l’attrazione degli investimenti in Italia e la promozione del made in Italy. A scriverlo è il Corriere della Sera, secondo cui il presidente del Consiglio, che martedì presenterà un decreto con norme per favorire gli investimenti nella Penisola di grandi gruppi e fondi sovrani stranieri, intende chiedere all’ex presidente di FiatFerrari nonché di Confindustria, di fare da “punto di riferimento e raccordo con il mondo imprenditoriale e finanziario italiano ed estero”. Una decisione che, se confermata, promette di suscitare non poche polemiche. Perché, al contrario dell‘ex numero uno di Luxottica Andrea Guerra, nominato a dicembre consulente economico personale di Renzi, Montezemolo siede ancora oggi su molte poltrone di peso. E’ presidente della nuova Alitalia Sai post fusione con Etihad, di cui proprio oggi è in corso il primo consiglio di amministrazione, fondatore e azionista di maggioranza di Ntv, la società dei treni ad alta velocità Italo, vicepresidente di Unicredit e azionista del fondo lussemburghese di private equity Charme Investments. Ed è pure il lizza per il comitato promotore delle Olimpiadi 2024, a cui Renzi ha deciso di candidare Roma. Di conseguenza il conflitto di interessi, se diventasse consigliere del premier, sarebbe una certezza più che un rischio.

Ma a far sorgere più di un interrogativo sull’opportunità della nomina è soprattutto il bilancio dei vari affari e interessi del manager defenestrato in settembre da Sergio Marchionne (con una liquidazione da quasi 27 milioni di euro). Infatti, anche lasciando da parte gli insuccessi della casa di Maranello in Formula 1 e la fallimentare parentesi politica con Italia Futura, i suoi business non godono affatto di buona salute. La Ntv, fondata con il patron di Tod’s Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone per fare concorrenza ai Frecciarossa, è affossata dai debiti e ha annunciato 248 esuberi, pari al 25% dei dipendenti, confermati nonostante l’Autorità dei trasporti le abbia accordato uno “sconto” del 37% sulla tariffa per l’uso della rete ad alta velocità.

Veniamo a Charme, fondo specializzato in investimenti nel lusso, controllato da Montezemolo e dal figlio Matteo attraverso Charme management e partecipato anche da Della Valle e dal presidente e amministratore delegato di Technogym Nerio Alessandri. Gli esiti di quest’avventura imprenditoriale rappresentano un pessimo biglietto da visita per colui che Renzi vorrebbe come consigliere in virtù del suo curriculum da “alfiere del made in Italy”: poco meno di un anno fa, infatti, il fondo ha ceduto il glorioso marchio Poltrona Frau, a cui fanno capo anche Cassina e Cappellini, agli americani di Haworth, incassando una plusvalenza di oltre 160 milioni. E ha venduto pure il produttore di scatole nere Octo Telematics, passato ai russi di Renova. A fine 2013 era invece stata messa in liquidazione un’altra partecipata, la società del cachemire Ballantyne

Guardando al passato, poi, nel cv di Montezemolo spiccano il flop dell’acquisizione di Carolco Pictures da parte di Rcs Video, di cui a inizio anni 90 era amministratore delegato, la disastrosa quotazione in Borsa del gruppo Sole 24 Ore e la debacle degli appalti per Italia 90. Dallo stadio Delle Alpi a Torino – nel frattempo demolito per far posto al Juventus Stadium – alla ristrutturazione dell’Olimpico di Roma e del Dall’Ara di Bologna, i costi delle opere lievitarono in media, stando alla relazione presentata dall’allora ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, dell’84 per cento rispetto al budget previsto. Per non parlare di sprechi come quello dell’Air terminal di Ostiense, che dopo la fine del campionato mondiale è rimasto abbandonato per oltre 20 anni prima di essere recuperato come sede di Eataly e, per coincidenza, stazione di partenza dei treni Italo.