Sarà il decreto sul pacchetto investimenti (“investment compact”), pronto ad approdare al prossimo Consiglio dei ministri, il veicolo per introdurre nella legislazione italiana la garanzia pubblica sui crediti a rischio. Come il governo Renzi intende fare per aiutare le banche a disfarsi di una parte della zavorra da 160 miliardi che ne appesantisce i bilanci, caricando così il peso delle eventuali perdite sulle spalle dei contribuenti. Secondo l’agenzia Public Policy, infatti, nelle bozze del provvedimento che negli auspici del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dovrebbe sostenere le piccole e medie imprese e dare certezze agli investitori stranieri c’è un articolo che estende il raggio di azione del Fondo centrale di garanzia del ministero dello Sviluppo economico. Ampliandolo a “titoli derivanti da cartolarizzazione che abbiano a oggetto crediti, anche già erogati, nei confronti di piccole e medie imprese”.

Nella relazione illustrativa della norma si legge che “l’introduzione di tale estensione è volta a garantire l’adeguamento dell’ordinamento italiano alle politiche in atto da parte della Banca centrale europea e, in particolare, al cosiddetto Asset-Backed Securities Purchase Programme’, che prevede l’acquisto delle cosiddette mezzanine tranches di titoli derivanti da cartolarizzazione, purché forniti di specifica garanzia“. Si tratta esattamente del programma di acquisto di “pacchetti” di crediti avviato dalla Bce lo scorso settembre, e nel cui ambito il governo Renzi intende chiedere a Francoforte di comprare anche prestiti difficili o impossibili da recuperare. Le “mezzanine tranches” sono quelle che non godono del livello di rating più elevato, quello richiesto per l’acquisto da parte dell’Eurotower senza garanzie.

Sempre per consentire la fattibilità del piano messo a punto da Palazzo Chigi e Tesoro, sulla base delle proposte di alcuni economisti, la bozza prevede che la garanzia possa essere richiesta su crediti già esistenti per quanto riguarda le operazioni su portafogli di finanziamenti o in relazione a operazioni di cartolarizzazione. “Tale modifica – recita ancora la relazione illustrativa – è volta a dare immediata operatività alla garanzia sul portafoglio e alla garanzia sulle tranche mezzanine, con l’obiettivo di assicurare l’avvio della nuova operatività del fondo in tempo per poter usufruire dei programmi Bce di sostegno al credito alle piccole e medie imprese”. Viene infine rivista la modalità di rilascio delle garanzie da parte del Fondo centrale: i criteri di valutazione saranno aggiornati periodicamente con decreti attuativi del ministero dello Sviluppo di concerto con quello dell’Economia. I decreti potranno individuare criteri di differenziazione dell’entità della garanzia concessa in funzione della rischiosità delle esposizioni.

Chi investe più di 500 milioni in Italia potrà firmare con lo Stato un accordo che lo garantirà dal rischio di norme retroattive

Ma nelle pieghe del decreto ci sono anche novità sul fronte fiscale e normativo per i grandi investitori esteri. Chi vuole avviare investimenti superiori ai 500 milioni di euro, con importi annuali non inferiori ai 100 milioni, potrà accedere a una procedura di ruling – un accordo preventivo – con lo Stato attraverso il quale avrà la garanzia di non vedersi poi cambiare “le regole del gioco” in corsa. Nel dettaglio la bozza stabilisce che “le modifiche di norme successive alla sottoscrizione dell’accordo ed individuate nell’accordo medesimo, non si applicano ai piani di investimento già realizzati o in corso di realizzazione”. Una certezza di notevole valore, nel Paese delle leggi retroattive, che nella manovra finanziaria ha inserito più di una tassa (per esempio quelle sui fondi pensione e le fondazioni) applicabile anche sui proventi realizzati nel corso del 2014. Peccato solo che per averla bisognerà poter mettere sul piatto mezzo miliardo, mentre le piccole società e gli altri contribuenti resteranno soggetti ai cambi di rotta dell’amministrazione.

“La norma mira a rassicurare gli investitori che eventuali cambiamenti alla normativa, particolarmente quella fiscale, non avranno effetti retroattivi (anche sui progetti in corso di assegnazione) tali da modificarne l’equilibrio economico e finanziario”, spiega la relazione illustrativa. L’articolo prevede anche una sorta di consultazione obbligatoria con i portatori di interesse: le norme settoriali suscettibili di incidere sulle condizioni economiche degli investimenti privati già effettuati o in corso di realizzazione, oppure sui piani economico-finanziari delle concessioni, dovranno essere adottate, “inderogabilmente, previa analisi del loro impatto economico, che deve essere svolta da parte dell’Amministrazione competente sulla base del contributo conoscitivo dei soggetti portatori di legittimo interesse. L’analisi deve essere sottoposta dall’Amministrazione alla validazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio”. Sono escluse dall’accordo però “le norme a tutela della concorrenza e del consumatore, della salute e della sicurezza del lavoro nonché le norme di derivazione comunitaria“.