“Il nostro Paese troppo spesso sembra rassegnato. Si può perdere, capita nella vita e nello sport. Ma bisogna provarci. E noi lo faremo, non permetteremo ai problemi che indubbiamente ci sono di fermarci: con questo spirito annuncio che saremo a fianco del Coni perché di qui a settembre 2015 l’Italia presenti la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024“. Matteo Renzi riaccende il sogno di riportare i Giochi olimpici in Italia 64 anni dopo Roma 1960. Era nell’aria da giorni, il premier non ha tradito le attese: l’occasione giusta è stata la cerimonia della premiazione dei Collari d’oro nel Salone d’onore del Coni. Manca ancora l’ufficialità, la candidatura dovrà essere formalizzata al Cio entro settembre 2015. Ma le parole di oggi rompono gli indugi: dopo essere arrivata seconda per l’edizione 2004 (dietro Atene), ed essersi ritirata per quella 2020 (poi aggiudicata a Tokyo), l’Italia ci riprova.

A favorire l’annuncio è stata anche la svolta decisa dal Cio nelle scorse settimane, non a caso citata da Renzi nel suo discorso: dalla prossima edizione (proprio quella del 2024, visto che per Tokyo 2020 i lavori sono già cominciati) basta spese folli. Le ultime esperienze di Pechino 2008 e soprattutto Sochi 2014 rischiavano di trasformare i Giochi in un lusso per megalomani o superpotenze. Le nuove direttive vanno in direzione di una manifestazione low-cost, dal ricorso a impianti già esistenti alla collaborazione con altre città. E su questa opzione Roma punterà tantissimo: “Il progetto sarà incentrato su Roma ma verrà allargato al resto del Paese, a partire dal cerchio vicino la capitale, che comprende Firenze, Napoli, la Sardegna“, ha spiegato Renzi. Malagò aveva citato anche Milano e il Nord. Nelle intenzioni del Coni sarebbe l’Olimpiade dell’Italia intera e non solo di Roma. E il progetto delocalizzato potrebbe anche costituire un valore aggiunto rispetto alle rivali che presenteranno una città unica come gli Usa (purché il piano sia coerente e ben motivato, sottolineano fonti Cio). Anche così si potrebbero fortemente contenere i costi, magari anche dimezzarli rispetto al progetto per il 2020 che stimava le spese in circa 13 miliardi di euro. “Saremo all’avanguardia nel controllo della spesa”, ha assicurato il premier, premiando gli atleti. Nella sala d’onore del Coni una vera e propria parata di stelle, passate e presenti: Armin Zoeggeler e Sara Simeoni,  Vincenzo Nibali e Federica Pellegrini. Anche loro potrebbero avere un ruolo nel sogno olimpico, visto che dal 2024 la tradizione sportiva diventerà criterio di assegnazione per la commissione giudicante. E quanto a blasone l’Italia non è seconda a nessuno.

Tra applausi e proclami la corsa è ufficialmente cominciata, ma sarà tutt’altro che semplice. Per i problemi interni dell’Italia e di Roma (gli scandali di Mafia capitale e l’eco negativa che hanno avuto in tutto il mondo potrebbero essere un handicap pesante). E anche per il lotto delle rivali, particolarmente nutrito e temibile. Per il momento l’Italia è la prima ad essere scesa in pista, ma di certo non sarà l’unica. Domani dovrebbe essere la volta degli Stati Uniti (con Los Angeles, Washington, Boston o soprattuto San Francisco) e il Qatar. Ma Atlanta ’96 è recente, e lo scandalo dei Mondiali di calcio 2022 troppo grande perché il Cio possa ignorarlo. L’Asia è fuorigioco visto che Tokyo si è già aggiudicata l’edizione 2020, per l’Africa probabilmente è ancora presto. Quindi i pericoli maggiori arrivano dall’Europa. Parigi non ospita i giochi dal 1924, ancor prima di Roma ’60: se sciogliesse le riserve, il suo fascino potrebbe essere decisivo. E poi occhio alla Germania, forse la vera favorita, interessata con Berlino o con Amburgo: il Paese della Merkel non ha bisogno di referenze economiche o organizzative, quando scenderà in campo sarà la nazione da battere.

Renzi, comunque, si dice ottimista. “Non so se ce la faremo, penso di sì, ne sono molto convinto”, conclude il suo discorso. Roma 2024 è lo choc positivo con cui il premier ha deciso di reagire agli scandali di Mafia capitale (mai citati e solo evocati nell’intervento). Ma le cronache di questi giorni dovranno essere un monito sempre presente nella mente degli organizzatori. Per evitare che il sogno olimpico non si trasformi in un altro incubo di sprechi e corruzione.

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