Sarà il libro dell’anno, Sottomissione di Michel Houellebecq, da oggi sotto scorta dopo la strage di Parigi al settimanale Charlie Hebdo. Al di là dell’ironia macabra che corre sui social (tantissima anche la solidarietà), l’ultimo romanzo del controverso e popolare autore francese (dal 15 gennaio 2015 in Italia edito da Bompiani) sta ricevendo una pubblicità, volente o nolente, che esula dal già serio clamore che ogni sua tappa letteraria ha portato con sé negli ultimi 15 anni.

Dalla copertina della rivista satirica da oggi nelle edicole d’oltralpe che lo vede goffo e gonfio sotto al titolo “Le previsioni del mago Houellebecq” (nelle vignetta dice: “Nel 2015 perdo i denti, nel 2022 farò il Ramadan”), passando per la celebre e contestatissima frase che nel 2001 disse in pubblico all’uscita di Piattaforma (“La religione più stupida è l’Islam. La lettura del Corano lascia prostrati”), non è la prima volta che Houellebecq rimesta nel ventre molle delle coscienza dell’uomo occidentale contemporaneo lasciandone intravedere continuamente limiti etici, confini esistenziali, estremizzazioni di senso e di fede (religiosa e scientifica – vedi le Particelle elementari, ad esempio).

Lo scrittore nel 2001 disse: “La religione più stupida è l’Islam. La lettura del Corano lascia prostrati”

In Sottomissione ritroviamo protagonista un professore universitario 44enne, misantropo e incapace di amare una donna – nulla di nuovo sul fronte nichilista houellebecquiano -, ma soprattutto spettatore dello scenario politico delle presidenziali francesi del 2022 vinte da un rappresentante “moderato” di un partito musulmano. L’equilibrato sistema partitico/elettorale della V Repubblica viene nuovamente scosso da una sfida contro il Front Nationale di Marine Le Pen giunto in vantaggio al primo turno per eleggere il nuovo presidente della repubblica.

È qui che il miracolo di Allah si compie: solito compattamento antixenofobo, da Hollande (ancora in carica) e Sarkozy, e all’Eliseo sale Mohammed Ben Abbes, personaggio in fondo rassicurante, che negli accordi pre-ballottaggio raccoglie il sostegno di gollisti e socialisti, e che promette di nominare il centrista François Bayrou primo ministro: a patto che il suo partito avochi a sé il ministero dell’educazione. Chiaro che la Le Pen tira l’acqua al suo mulino dalla parte opposta e il pericolo estrema destra è scongiurato anche grazie a grandi movimenti di piazza antifascisti. Ma la sorpresa per i lettori di Sottomissione arriva ora: la Francia islamizzata. Perché con il nuovo presidente la patria dei Lumi si trasforma in uno stato un tantino oscurantista con le donne fuori dal mercato del lavoro senza più gonna e con velo, poligamia, sharia a ridefinire le coordinate di uno stato patriarcale e l’Unione Europa che guarda alla Turchia e al Nord Africa.

Nel libro il protagonista è un professore, misantropo e incapace di amare, durante le presidenziali del 2022 vinte da un “moderato” di un partito musulmano

Houellebecq sembra quasi dire che il laicismo e l’ateismo hanno fatto il loro tempo, tanto che il “nuovo corso” musulmano francese in poco tempo segna indici economici in positivo e perfino il narratore/protagonista del libro si converte all’Islam per rientrare a lavorare alla Sorbona e perché no, concedersi più mogli. “Non è l’Islam radicale quello che racconto nel mio libro. Piuttosto scrivo di una delle varianti più dolci immaginabili”, ha spiegato Houellebecq la sera dell’Epifania in diretta tv al tg di France 2. Insomma l’autore di Estensione del dominio della lotta si è tenuto lontano dalle accuse di islamofobia: “Non ho intenzione di evitare un argomento perché è controverso – ha proseguito – e soprattutto non penso che i romanzi possano cambiare il corso della storia. Al massimo lo cambiano dei saggi storici o il manifesto del Partito Comunista”.

Lo stesso Houellebecq nel 2001 aveva dichiarato: “Io dico che il fatto di credere in un unico Dio è il comportamento di un cretino, non riesco a trovare un’altra parola. E la religione più stupida è, diciamocelo, l’Islam … la Bibbia, almeno, è bello perché gli ebrei hanno un enorme talento letterario”. Successivamente, furono quattro organizzazioni musulmane a querelarlo, perdendo poi la causa, perché, a loro avviso, “aveva insultato un gruppo di persone a causa delle loro convinzioni religiose” e aveva “incitato all’odio razziale”.

“Non è l’Islam radicale quello che racconto nel mio libro. Piuttosto scrivo di una delle varianti più dolci immaginabili”

Diatribe giuridiche a parte, rimane il fatto che nel 2015 nonostante la strage nella redazione di Charlie Hebdo un romanzo fa ancora discutere un’intera popolazione: dagli intellettuali di punta (lo scrittore Emmanuel Carrère l’ha definito “un libro sublime”, paragonandolo al profetico 1984 George Orwell) all’uomo della strada, passando per il ministro della cultura Fleur Pellerin – di origine sudcoreana – che ha definito l’autore un “romanziere provocatorio” con uno “strano senso dell’umorismo”. Anche se Houellebecq rimane l’essere umano più refrattario al radicalismo chic quando allo showbiz, mostrando più volte in pubblico un senso di autodistruzione fisica – si veda il film all’ultimo festival di Venezia di cui è protagonista Near Death Experience – che rasenta la radicalizzazione materiale raccontata nelle vite dei suoi protagonisti letterari.