Primo via libera ai piani di ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena e di Carige, le banche che a fine ottobre sono state bocciate agli stress test della Banca centrale europea. Il board del meccanismo di supervisione (“Single supervisory mechanism”) insediato nell’Eurotower, che da novembre ha la responsabilità di vigilare sulle 120 banche più grandi dell’Eurozona, ha infatti avallato le proposte avanzate dagli istituti per colmare le carenze di capitale – rispettivamente pari a 2,1 miliardi e 814 milioni di euro – messe in luce dagli “esami” europei. Ora le banche hanno nove mesi per metterle in pratica.

La banca genovese, i cui nuovi amministratori sono alle prese con la ristrutturazione resa necessaria dalla gestione Berneschi, ha proposto una ricapitalizzazione fino a 650 milioni, la vendita del ramo assicurativo (un accordo è già stato sottoscritto con il fondo americano Apollo) e quella delle attività di private banking e credito al consumo. Mentre i vertici dell’istituto senese, Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, hanno messo sul piatto un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro e cessioni di attività per 220 milioni. Ma, visto che utilizzeranno il ricavato dell’aumento per rimborsare al Tesoro gli 1,05 miliardi di Monti bond ancora in portafoglio, hanno anche chiesto di ridurre di 390 milioni il deficit patrimoniale individuato dai banchieri di Francoforte, somma che equivale alla differenza positiva tra gli utili operativi attesi per il 2014 e gli stessi valori stimati nello scenario avverso dello stress test. Dallo stringato comunicato della Bce non emergono controindicazioni anche rispetto a questa richiesta, che ridurrebbe l’ammanco a 1,72 miliardi di euro.

L’approvazione finale, sia per Mps e Carige sia per i piani delle altre 11 banche che non hanno superato gli stress test, spetta ora al Consiglio direttivo dell’Eurotower, la cui decisione è attesa per gli inizi del 2015. Da ricordare che Bpm e Popolare Vicenza, le altre due italiane che non avevano passato formalmente l’esame secondo i dati al 30 settembre, avevano già predisposto (la Vicenza in extremis) prima del giorno della diffusione dei dati misure di rafforzamento che colmavano i gap. Per loro quindi l’approvazione è sicuramente più in discesa. Una circostanza simile a quella di alcune delle altre 9 banche europee bocciate, che hanno già varato rafforzamenti ma che hanno comunque dovuto inviare i loro piani all’Eurotower.