Il giorno dopo la riunione ministeriale di Bruxelles, alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei 60 paesi della coalizione anti-Isis, che ha annunciato lo stop all’espansione dello Stato Islamico in Siria e Iraq, il comandante delle forze Usa per l’Africa, David Rodriguez, dichiara che l’autoproclamato califfato ha aperto campi d’addestramento per jihadisti nell’est della Libia. Una notizia che frena subito gli entusiasmi riguardo al buon esito della lotta ai miliziani fedeli ad Abu Bakr al-Baghdadi, soprattutto se si considerano le notizie di giovedì mattina che parlano di terroristi che hanno attaccato l’aeroporto siriano di Dayr az Zor, in mano alle forze governative di Damasco, al confine con l’Iraq.

Rodriguez, parlando al Pentagono con i giornalisti, assicura che gli Stati Uniti stanno “monitorando la situazione con attenzione per vedere in futuro cosa succede e se continuerà a crescere”. Per il momento si tratta di uno “sviluppo nascente”, spiegano i militari, e sono circa 200 i jihadisti che vengono addestrati all’interno della struttura. La situazione verrà monitorata ma, per ora, non sono previsti raid aerei per distruggere le strutture, anche se sulla questione stanno già discutendo il Pentagono e l’amministrazione Obama.

Resta il fatto che lo stop all’espansione annunciato mercoledì dalla riunione ministeriale di Bruxelles è stato subito smentito, nella notte, dall’azione dei miliziani di al-Baghdadi, che hanno attaccato l’aeroporto militare di Dayr az Zor, come raccontano testimoni locali. Lo Stato Islamico ha prima preso di mira un checkpoint dei militari governativi siriani con un attacco kamikaze con un’autobomba e poi ha dato il via a un conflitto a fuoco che, riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), ha portato alla morte di 19 militari di Damasco. L’aeroporto, che l’Isis ha circondato prendendo il controllo dei villaggi che sorgono intorno all’area, è di importanza strategica per il regime di Bashar al-Assad, dato che da lì partono i caccia utilizzati per bombardare le postazioni dei fondamentalisti.

La notizia di campi di addestramento nella zona orientale della Libia riporta d’attualità la preoccupazione dei Paesi occidentali che si affacciano sul Mediterraneo. Dopo le dichiarazioni di gruppi legati ad al-Qaeda che vorrebbero unirsi alla lotta del califfato in molti Stati del Maghreb, Libia compresa, l’influenza crescente nella penisola del Sinai, il controllo di vaste aree della Siria e la lotta per la conquista di zone del Libano, il processo di “accerchiamento” dei miliziani jihadisti non sembra frenarsi. Nell’ultimo anno, come spiega Lama Fakih, responsabile locale di Human Rights Watch a Beirut, si contano numerosi “attentati con autobomba e conflitti a fuoco con l’esercito libanese da parte di Isis, soprattutto nelle città di Arsal e, soprattutto, Tripoli“.