E’ partito il conto alla rovescia. Giovedì 4 dicembre sbarcheranno a Potenza una marea di lucani. Stazioneranno davanti al palazzo della Regione Basilicata. Faranno sentire il fiato sul collo a quei tanti politiconzoli che pavidamente siedono da notabili su poltrone telecontrollate da Roma.

I lucani sono incazzati e paonazzi dalla rabbia. Il futuro è nero. Lo stesso colore del petrolio assassino che una potentissima lobby a tante teste è pronta ad estrarre senza guardare in faccia a nessuno. Una devastazione e una distruzione del territorio – questa volta – stabilita per legge. All’ordine del giorno del Consiglio Regionale -infatti – approda il famigerato “Sblocca Italia – la legge 164/2014 – che liberalizza le trivelle e le estrazioni di greggio sull’intero territorio regionale e nel Mar Jonio. C’è da farsi la croce a mano storta. Molti sindaci tra questi Vito Di Trani di Pisticci – in queste settimane- raccogliendo il grido di protesta dei cittadini – in modo autonomo – attraverso atti concreti hanno chiesto al presidente della Regione Basilicata, il piddino Marcello Pittella, di impugnare presso la Corte Costituzionale il famigerato articolo 38 della legge “Sblocca Italia” che nei fatti espropria Comuni e Regioni della sovranità di decidere ed effettuare scelte sul proprio territorio.

C’è da dire che non tutti i politici agiscono nell’interesse di chi vive in Basilicata. Ci sono controfigure, mezz’uomini, omicchi impegnati solo a nascondersi dietro a spesse cortine fumogene e farsi belli agli occhi dei vari capibastione, capi corrente, portaborse e leccaculo dei big nazionali. Li vedi arrampicati sugli specchi, con i piedi in due scarpe, abbarbicati a più tavoli, scappare da una riunione a un’altra, organizzare assemblee dentro assemblee, confezionare delegazioni e preparare “i famosi” incontri al vertice. Il tutto per decidere di non decidere.  Il caso della Provincia di Potenza è da manuale. Seguito dal Comune di Matera e da altre piccole comunità che hanno trasmesso al presidente della giunta regionale una generica indicazione di rivedere “le intese” sul petrolio. E’ una parola. Il Governatore Marcello Pittella sull’argomento è stato chiaro e non accetta tentennamenti: “Chi dice che stiamo aprendo a migliaia di trivelle dice un’idiozia” .

Il vento di popolo e le critiche però infastidiscono il “fratello piccolo” di Gianni Pittella, tanto da mandarlo su tutte le furie. E lo scorso 21 novembre dal suo profilo Facebook si è detto tentato di chiudere la sua social page: “….qualunquismo e strategia demolitoria passano come Attila su ogni azione che mettiamo in campo per risollevarci, per ristabilire equità, crescita, sostenibilità sociale”. “Oramai il dialogo, serrato, intenso, anche conflittuale, ha lasciato il posto a volgarità, calunnia, insulti, illazioni”. Senza parole. Storicamente i politici lucani che siedono sugli scranni più alti quando li ascolti parlare sembrano somigliare tutti a Giorgio La Pira. Nei fatti ignorano anche l’esistenza del grande sindaco di Firenze. Qualcuno bara. E’ chiaro.

Il Pd in terra lucana fa paura. Se la Basilicata è ridotta come è ridotta la colpa sarà di qualcuno? Si o no? Sembra che tutti ruotino il dito in aria e dicano: Chi è stato? Pare di trovarsi di fronte alla scena di un delitto perfetto. L’assassino è sempre il maggiordomo? Eppure mi chiedo e mi domando: l’ex governatore Vito De Filippo oggi sottosegretario alla Sanità, l’altro ex governatore Filippo Bubbico, predecessore di De Filippo e Pittella, ora viceministro dell’Interno, il potentino, Roberto Speranza, capogruppo alla Camera, il deputato Salvatore Margiotta per non parlare di Gianni Pittella, capogruppo Pse al Parlamento Europeo, negli anni cosa hanno fatto concretamente per la Basilicata? E’ possibile che nessuno di loro – in questi giorni – ha avuto gli attributi di accogliere e farsi portavoce della richiesta popolare di ricorrere alla Corte costituzionale contro l’articolo 38 dello “Slocca trivelle”?

Un’omertà che solo la battaglia dei parlamentari del Movimento 5 Stelle è riuscita a violare. Non lo so, a pelle, mi sembra che accanto alle compagnie – vedi Eni, Shell e Total – non sfigurerà metterci la siglia Pd. Altro che memorandum. Troppi interessi. La logica è del potere per il potere. I politici lucani in questi anni hanno fatto e disfatto tutto ciò che volevano o che da Roma veniva loro imposto. Tanto i conzi, gli imbecilli, i burini, i fessacchiotti  alla fine il voto al compare, all’amico, al potente lo daranno sempre. Del resto, il tempo passa e cancella tutto. E’ stato deciso: la Basilicata è un hub. Non interessano i giacimenti culturali e paesaggistici interessa il petrolio. Questo è chiaro. Le stesse compagnie con un marketing mirato “cambieranno verso” dando l’impressione di rispettare l’ambiente e l’uomo. La politica alzerà il pugno al cielo e racconterà di aver ottenuto più sviluppo con un sitema diverso di royalty e tasse. Insomma, giovedì mattina Marcello Pittella dal cilindro tirerà fuori qualche bizantinismo-democristiano un “facimm ammuina” per far trascorrere tempo prezioso e non ricorrere alla Corte Costituzione contro l’incostituzionale sbloccatrivelle. Ma questa volta è diverso, l’onda lucana sembra quella della protesta-lezione di Scanzano Jonico. In gioco – è chiaro – non c’è solo la sopravvivenza di un meraviglioso territorio ma il riprendersi – a mani nude – la propria terra.

Twitter: @arnaldcapezzuto