Matteo Renzi ha promesso l’abolizione del Senato per risparmiare un miliardo di euro. Intanto il ramo secco del Parlamento, fregandosene altamente di chi lo dà per morto, continua a far sbocciare nuove poltrone. Da ieri Elisabetta Serafin, il segretario generale del moribondo Senato, conta su tre vicesegretari mentre la Camera si deve accontentare di due vicesegretari. Il colpo di coda della Casta è andato in scena ieri con un blitz improvviso dell’Ufficio di Presidenza del Senato che ha approvato all’unanimità (con l’assenza dell’unica rappresentante del M5S Laura Bottici) la nomina di tre vicesegretari e di ben 13 nuovi capiservizio.  

Da un anno il Senato era rimasto senza i suoi due vicesegretari e il terzo posto non era coperto dal 2011. Già a marzo scorso c’era stato un primo tentativo ma la notizia era finita sui giornali e Grasso aveva scelto di soprassedere. Nella tarda serata di martedì, l’ordine del giorno dell’Ufficio di Presidenza è stato cambiato. I M5S denunciano un blitz di Grasso: “Le nomine sono un atto vergognoso” si infuria Laura Bottici del M5S, “hanno cambiato l’ordine del giorno con una mail che mi è arrivata alle 22:09 di martedì. Io avevo chiesto a Grasso di rinviare l’Ufficio di presidenza perché dovevo andare a Carrara per l’alluvione e la cosa grave è che ho parlato con lui ieri mattina e non mi ha detto nulla dell’ordine del giorno sulla nomina dei vicesegretari. Io ho guardato l’email – prosegue Bottici – solo alle 15”. Secondo la parlamentare M5S “la delibera è vergognosa: non è vero che sarà a costo zero. L’indennità di funzione e i premi di produzione saranno dovuti quando si farà l’unificazione dei ruoli tra Camera e Senato, teoricamente dal primo gennaio 2015. Allora– conclude Bottici – i capi dei servizi e i vicesegretari guadagneranno di più”.

Bottici (M5s):”La delibera è vergognosa: non è vero che sarà a costo zero. L’indennità di funzione e i premi saranno dovuti quando si farà l’unificazione dei ruoli tra Camera e Senato”

Lo staff di Grasso fa presente che il presidente quando ha parlato con il deputato M5S dava per scontato che avesse letto la mail e che il presidente del Senato non voleva nascondere nulla e voleva che lei fosse presente. Bottici la pensa diversamente: “Sa perché non mi volevano? Perché io sono l’unica contraria alle nomine. E sa perché hanno fatti tre vicesegretari? Non servono al Senato ma servono a Ncd, Fi e Pd che devono essere tutti contenti”.   La scelta appare uno schiaffo agli italiani che chiedono sacrifici alla Casta, ma anche a Renzi, che per mesi ha sventolato i risparmi del taglio del Senato. Anche la Camera è stata sorpassata a destra dal Senato. Quando i ruoli saranno unificati il Senato potrà contare su tre vicesegretari contro due. I tre fortunati vice segretari generali nominati ieri sono Alfonso Sandomenico, di area cattolica, molto stimato dal Pd Luigi Zanda; Gianni Orsini, funzionario di grande esperienza e già segretario del Copasir ai tempi del presidente D’Alema. E il giovanissimo Federico Toniato, 39 anni, il più giovane vicesegretario del Senato della storia.

Toniato, molto vicino agli ambienti vaticani, è sempre stato stimato dal segretario generale Serafin e dall’ex presidente Renato Schifani. Dopo un’esperienza da vicesegretario generale a Palazzo Chigi con Mario Monti ora bissa al Senato scavalcando molti funzionari con maggiore esperienza di lui. In tutto, per 829 dipendenti del Senato, ora ci sono 3 vicesegretari e 16 capiservizio. Il caposervizio è il primo livello al quale si accede non per via amministrativa, ma solo grazie alla nomina politica dell’Ufficio di Presidenza. La qualifica ottenuta ieri dai 13 capiservizio di solito permette un aumento della retribuzione di circa 2 mila euro lordi al mese. Mentre l’indennità di funzione di un vicesegretario dovrebbe essere di 30 mila euro lordi all’anno.

Il presidente Piero Grasso però ieri ha diffuso un comunicato per sostenere che si tratta di “un’operazione a costo zero” e che “rispetto alle posizioni dirigenziali previste dall’organigramma, il 40 per cento resterà vacante” proprio in vista dell’unificazione dei ruoli. La storia del “costo zero” sembra però una cortina fumogena destinata a dissolversi presto. Non è giuridicamente sostenibile l’idea di un nuovo caposervizio che guadagna meno di un altro già in carica svolgendo le stesse funzioni. La sperequazione prima o poi sarà oggetto di un ricorso alla Commissione Contenziosa del Senato o di una parificazione. Anche i tre vice segretari del Senato avranno buone ragioni per pretendere lo stesso trattamento di quelli della Camera. Quando accadrà però nessuno si ricorderà di questa triste giornata.

Da il Fatto Quotidiano del 13 novembre 2014