Come inizio non c’è male. Renzi, dicono tutti i giornali, vorrebbe non calare l’asticella della soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento al massimo al 4,5 per cento, anche perché è l’unico modo per non far naufragare definitivamente il patto con Berlusconi. Arriva la capogruppo del Nuovo Centrodestra Nunzia De Girolamo e rilascia una dichiarazione simile a una dichiarazione di guerra: in un sistema “con doppio turno, con premio di maggioranza al 55% e premio alla lista, credo che la logica sarebbe non avere soglie altrimenti pensiamo a soglie del 2-3-4% massimo”. Il vertice di Palazzo Chigi, la prima riunione di maggioranza dall’inizio del mandato di Renzi, assomiglia molto a un incontro da Prima Repubblica: al tavolo saranno almeno in 15 a rappresentare Pd, Ncd, Scelta Civica, Per l’Italia, gruppo misto, Svp, Psi, Centro democratico. Ottimista il coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello. “Siamo convinti che oggi si chiude. Vogliamo fare in fretta, gli italiani non ne possono più della legge elettorale – spiega entrando – le riforme si fanno con schieramento più ampio ma partendo dalla maggioranza”. Quanto ai numeri, sottolinea, quelli “ci sono senz’altro. Se c’è l’accordo i numeri ci sono”. I piccoli partiti che compongono la maggioranza premono perché dell’accordo faccia parte una revisione delle soglie di sbarramento. Il 5% è ritenuto troppo alto. “C’è un problema di fondo – dice il montiano Gianluca Susta – se il premio di maggioranza va alla lista, serve una soglia che sia tecnica e che garantisca la rappresentanza. Il 5 per cento va bene con un sistema proporzionale, con un premio di maggioranza va rivista”.

Secondo quanto apprende l’Ansa durante il vertice a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi ha proposto un accordo in quattro punti, chiedendo agli alleati della maggioranza di sottoscrivere un cronoprogramma nel quale sono inclusi la legge elettorale (con soglie di sbarramento sotto il 5%e preferenze con capilista bloccati), jobs act, riforma costituzionale e delega fiscale. Nelle intenzioni del premier ci sarebbe quella di chiudere il vertice con un documento sottoscritto da tutti.