Nessuno tocchi l’Italicum. Mentre il presidente del Consiglio Matteo Renzi prova a modificare ancora la legge elettorale per mandare in soffitta poli e coalizioni, Silvio Berlusconi fa valere il patto del Nazareno: il premio di maggioranza alla lista, dice ai senatori di Forza Italia, è pessimo. Una presa di posizione certificata al termine della riunione tra i parlamentari berlusconiani di Palazzo Madama e il leader dal capogruppo Paolo Romani: “Siamo assolutamente contrari al premio di maggioranza alla lista – dice – Rimaniamo convinti che l’Italicum alla Camera debba essere quello approvato dal Senato”. E in ogni caso “in agenda” non c’è “nessun incontro” tra Renzi e Berlusconi.

In serata, però, è arrivata la smentita: “La frase attribuita al presidente Berlusconi sull’ipotesi del premio di maggioranza alla lista nella legge elettorale non è stata pronunciata nel corso della riunione odierna con i senatori di Forza Italia, contrariamente a quanto riferito da alcuni organi di stampa”, dice una nota dell’Ufficio stampa Fi. “Si precisa inoltre che sulla legge elettorale il presidente di Forza Italia ha ribadito che l’accordo è quello del Nazareno e che ogni eventuale modifica deve essere discussa fra le parti”. 

Lo stesso segretario del Pd aveva ammesso durante la direzione del partito che i democratici “devono avere gli strumenti elettorali” per affermarsi. Come a dire che una modifica del genere sarebbe un vantaggio in particolare per il Pd in un momento storico in cui il Pd gonfia le urne, il Movimento Cinque Stelle è di gran lunga la seconda forza politica e Forza Italia arranca a dir poco.

Sembra di riconoscere, in tre giorni, una virata nelle intenzioni di Berlusconi. Domenica, in una telefonata a un’iniziativa di Fi nelle Marche, aveva detto di sognare di “vincere da solo”. Martedì 21, all’indomani della proposta di Renzi, aveva ripetuto che comunque se ne poteva discutere: “Ci confrontiamo con Renzi nella ricerca di una legge elettorale che favorisca la governabilità del Paese, e che, naturalmente, vada bene a tutte e due le parti in causa. Comunque siamo convinti che col confronto si possa trovare una soluzione equilibrata che guardi all’interesse del Paese e non a quello dei singoli partiti”. Ora sbarra la strada a qualsiasi cambiamento. Un modo per convincere meglio e di più i propri parlamentari che non c’è nessuna voglia di disimpegno, che non sta cedendo tutto a Renzi, come dicono i giornali: partito, tv, voti. “E’ falso che voglia chiudere Forza Italia – ha detto ai senatori – Sono in campo per vincere, non potere pensare che dopo tutto quello che ho fatto nella vita possa uscire di scena così”. Romani spiega: “La riunione è durata un’ora e mezza, con il presidente Berlusconi che ha parlato a lungo, prima di un dibattito in cui sono intervenuti una decina di senatori. Ha toccato diversi temi: il premier Renzi, naturalmente, gli alleati, la situazione internazionale, il partito, la sua esperienza personale ma soprattutto ha ribadito la sua voglia di rivincita, di esserci e di restare in campo”. E il centrodestra ha speranze di giocarsela solo se mette tutti dentro: dalla Lega Nord ai Fratelli d’Italia e a chissà chi altri. O mantiene il meccanismo delle coalizioni – che permetterebbe a Forza Italia e agli alleati di arrivare al ballottaggio – oppure al secondo turno andrebbe il M5s.

Peraltro nella stessa giornata il capo del governo ha incontrato tutti gli esponenti democratici che hanno in qualche modo a che fare con l’iter parlamentare della legge elettorale: a Palazzo Chigi si sono riuniti il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e il suo sottosegretario Luciano Pizzetti, i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda, il vicesegretario Lorenzo GueriniAnna Finocchiaro (presidente della commissione Affari istituzionali del Senato, da dove ripartirà l’Italicum dopo l’approvazione alla Camera) e i capigruppo nelle commissioni di Montecitorio e Palazzo Madama Emanuele Fiano e Doris Lo Moro. Non si è parlato di una calendarizzazione della legge elettorale. Come spiegano fonti parlamentari all’AdnKronos, si è trattato di un giro di orizzonte sulle principali questioni in discussione sulla legge elettorale: premio, soglie, rappresentatività, ballottaggio, capilista.

 

Pagherò tutti i debiti di Forza Italia, ha tenuto a dire Berlusconi ai senatori azzurri riuniti a palazzo Giustiniani: nessun ridimensionamento o scioglimento. Come prova della sua volontà di rilanciare il movimento azzurro, l’ex Cavaliere porta la garanzia di voler onorare fino in fondo i debiti di svariati milioni di euro (oltre 100 milioni in fidejussioni bancarie personali, secondo l’ultimo bilancio relativo al 2013) accumulati in questi anni da Forza Italia. “Farò un accordo con le banche per un piano di rientro in 3-4 anni” ha annunciato l’ex presidente del Consiglio secondo l’AdnKronos, assicurando che non è assolutamente vero quello che si legge: cioè che lui sarebbe pronto a “svendere” Forza Italia pur di tutelare le sue aziende. In 20 anni mi hanno fatto di tutto, figuriamoci se ora mollo, anzi sono in campo più che mai e voglio tornare a vincere, perchè il governo Renzi durerà fino al 2018 e abbiamo tempo per riorganizzarci, sarebbe stato il ragionamento del leader azzurro. Una riorganizzazione, che non passerà attraverso la rottamazione di nessuno, ma sarà un giusto mix tra vecchia guardia e giovani leve, avrebbe spiegato ancora una volta Berlusconi, promettendo ‘lunga vità ai cosiddetti seniores azzurri.