Alla fine il testo è arrivato al Quirinale. Ma 24 ore dopo il previsto e, stando all’ufficio stampa del Colle, ancora “in attesa di bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato”. Ora la legge di Stabilità è “oggetto di un attento esame” da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che dovrà firmarla prima dell’invio alle Camere. Il ritardo è stato determinato non solo dalle trattative in extremis con Bruxelles per evitare una bocciatura ma anche dal lavoro di cesello e limatura necessario su diversi articoli, che evidentemente erano arrivati sul tavolo del Consiglio dei ministri solo abbozzati e, all’esame della Ragioneria, si sono rivelati poco solidi sul fronte delle coperture. Tanto che nell’ultima versione è spuntato l’aumento retroattivo delle aliquote Irap e di quelle sui fondi pensione. In più le promesse fatte, nel frattempo, dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – vedi gli “800mila posti di lavoro” che dovrebbero essere creati dalla decontribuzione delle nuove assunzioni – hanno reso indispensabili modifiche dell’ultimo minuto. 

Ma tutto questo non basta ancora per spiegare a contribuenti, imprese e analisti come sia possibile che, a sei giorni dal Consiglio dei ministri, la ex “finanziaria” non sia ancora stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale e presentata alle Camere. Fonti di Palazzo Chigi martedì mattina facevano sapere che era bloccata alla “bollinatura“, ovvero il “visto” della Ragioneria guidata da Daniele Franco, incaricata di valutare in via preventiva se le coperture individuate dal governo sono adeguate. E evidentemente, visto che i tempi si stavano allungando a dismisura, alla fine il testo è stato spedito al Quirinale senza aver ottenuto il via libera.

Occorre ricordare che il 15 ottobre, durante la conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri che ha licenziato il testo fantasma, Renzi e Padoan dopo aver spiegato per sommi capi i contenuti avevano garantito che il documento sarebbe stato diffuso di lì a poche ore. Il giorno dopo da Palazzo Chigi facevano sapere che già venerdì 17, o al massimo lunedì 20, il disegno di legge sarebbe stato depositato alle Camere. Che secondo la legge avrebbero dovuto riceverlo entro il 15, ma tant’è. Nel fine settimana, poi, i rumors spostavano il termine a martedì, ma il titolare del Tesoro, ospite domenica a In 1/2 Ora, assicurava: “Lunedì sarà al Quirinale”. Che invece è rimasto in attesa fino alla tarda mattinata di martedì per poi vedersi recapitare un ddl non “bollinato”. Resta ora da vedere se, di fronte a questo testo, Napolitano confermerà l’endorsement preventivo concesso qualche giorno fa, quando aveva parlato di “misure importanti per la crescita”.    

“La lettera all’Italia sulla legge di Stabilità non è stata ancora inviata” afferma dal fronte europeo il commissario Ue per gli Affari economici, Jyrki Katainen. Sono ancora sotto esame “le cifre e le misure inviate dal governo italiano”. Katainen ha spiegato di attendere ancora “dei chiarimenti su alcuni dati”.

Nel frattempo, riporta Il Sole 24 Ore, nell’ultima versione del ddl è spuntato, in deroga allo Statuto del contribuente, l’aumento retroattivo della tassazione sui dividendi di enti non commerciali e fondazioni bancarie e il ritorno già da quest’anno al 3,9% dell’aliquota Irap, che ad aprile il decreto Irpef aveva tagliato al 3,5 per cento. Questo mentre la deducibilità del costo del lavoro dall’imponibile scatta invece dal 2015. Non solo: anche i proventi dei fondi pensione saranno tassati fin dall’1 gennaio 2014 con la nuova aliquota aumentata dall’11,5 al 20%, seppure con uno “sconto” per i riscatti avvenuti nel corso dell’anno. Al contrario, sempre secondo il quotidiano di Confindustria, casse di previdenza e rivalutazione del Tfr si salvano fino al 2015, quando vedranno le aliquote passare rispettivamente dal 20 al 26 e dall’11 al 17 per cento. Sul fronte opposto lievitano anche le uscite: il tetto massimo per gli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato sale da 6.200 a 8.060 euro l’anno per permettere a Padoan di non rimangiarsi la parola sugli 800mila nuovi posti promessi in diretta tv.