Le speranze dei lavoratori della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, sequestrata dal giudice di Savona lo scorso marzo per disastro ambientale e mancato adeguamento ai limiti sulle emissioni imposti dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), si affievoliscono. Lunedì l’azienda che fa capo per il 50% a Gdf Suez e per il 39% a Sorgenia, la società della famiglia De Benedetti finita nelle mani delle banche creditrici, ha comunicato a sindacati che “è impossibile applicare le prescrizioni per l’Aia”. Di conseguenza, “se la conferenza dei servizi le confermerà la centrale di Vado va verso la chiusura“. Sono circa 800 (250 diretti e il resto delle società esterne) i lavoratori coinvolti. Ma “il gruppo istruttore dell’Aia nel suo documento tecnico ha stabilito tempi e limiti per la centrale che sono stati definiti dalla società inapplicabili“, rincara l’azienda, precisando poi che “quest’opera che richiede oltre due anni di lavori dovrebbe essere terminata, secondo il documento, entro il prossimo marzo. Peraltro l’autorizzazione per la costruzione che doveva essere concessa in ultima istanza lo scorso 16 ottobre, ha visto lo stesso ministero dell’ambiente disertare la riunione”. Il documento tecnico prevede inoltre l’avvio da subito della centrale con gas metano invece che con olio combustibile. “Un’altra opera che richiede oltre un anno di tempo. Ma nel frattempo l’azienda dovrebbe fare nei primi tre mesi dal rilascio dell’autorizzazione ambientale misure sugli inquinanti che richiedono inevitabilmente l’avvio dei gruppi che invece non sarà quindi possibile”. Una fonte citata dall’agenzia Ansa sostiene poi che “dopo il fermo, a otto mesi di distanza, la qualità dell’aria secondo quanto reso pubblico dalla Regione Liguria non è sostanzialmente cambiata”.

“L’azienda ha fatto tutto e continuerà a fare tutto il possibile per rimettere in funzione i gruppi a carbone”, ha detto Alessandro Gaglione, direttore della centrale, ai lavoratori. “Ma non possiamo fare l’impossibile. Le prescrizioni sono contraddittore e in molti casi inapplicabili. Se non verranno modificate nonostante l’impegno finanziario e tecnologico profuso, la centrale va verso la chiusura”. Gli enti locali avevano proposto un documento congiunto alternativo, con limiti e interventi definiti “rigorosi”, che non è però stato recepito dal gruppo istruttore del ministero.

Dopo l’incontro tra sindacati, Rsu e dirigenza aziendale i lavoratori si sono riuniti e hanno deciso per martedì un presidio davanti alla prefettura di Savona con la speranza che una delegazione venga ricevuta dal prefetto Gerardina Basilicata. I sindacati intendono consegnare al rappresentante del governo una lettera indirizzata al presidente del consiglio Matteo Renzi e ai ministri dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dello Sviluppo economico Federica Guidi in cui chiederanno un incontro immediato a Roma per ribadire la necessità che gli impianti ripartano al più presto. “Nonostante l’azienda abbia sottolineato la volontà di investire ancora sulla centrale per i lavoratori resta alta la tensione e cresce ancora la preoccupazione”, dice Maurizio Perozzi, della Rsu Cisl. “Un fatto è certo, in questo momento è fondamentale che la politica cambi rotta e serve una regia nazionale. Le prescrizioni imposte alla centrale di Vado Ligure sono assurde e non possono essere certamente rispettate con la tempistica prevista”. Per Fulvia Veirana, segretaria provinciale della Cgil, “la vicenda ha del surreale. C’era un progetto che ne prevedeva l’ammodernamento complessivo e un ingente investimento che avrebbe abbattuto pesantemente l’impatto ambientale. Quell’investimento non c’è più e il percorso per la nuova Aia si profila molto accidentato. Il nuovo piano impone valori emissivi inferiori a quelli imposti alle nuove centrali e tempi di realizzazione degli interventi che li renderebbero irrealizzabili. Le istituzioni locali, anche con le recenti delibere dei Comuni di Vado e Quiliano, della Provincia e della Regione, hanno lavorato per individuare limiti ambientali stringenti che obbligassero Tirreno Power a fare tutti gli investimenti utili al rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale. Ma la commissione nazionale non ne ha tenuto conto”.