Condanna della pedofilia e del femminicidio e nessuna risposta per i divorziati risposati. Dai padri sinodali arriva il primo dei due documenti conclusivi dell’assemblea sulle sfide della famiglia in corso in Vaticano da due settimane, che si concluderà il 19 ottobre con la beatificazione di Paolo VI. Nel messaggio finale, approvato con 158 sì su 174 votanti, il pensiero dei partecipanti al Sinodo si rivolge “alle donne che subiscono violenza e vengono sottoposte allo sfruttamento, alla tratta delle persone, ai bambini e ragazzi vittime di abusi persino da parte di coloro che dovevano custodirli e farli crescere nella fiducia e ai membri di tante famiglie umiliate e in difficoltà”. Il pensiero dei padri sinodali si è rivolto anche alla “folla delle famiglie povere, a quelle che s’aggrappano a una barca per raggiungere una meta di sopravvivenza, alle famiglie profughe che senza speranza migrano nei deserti, a quelle perseguitate semplicemente per la loro fede e per i loro valori spirituali e umani, a quelle colpite dalla brutalità delle guerre e delle oppressioni”. Da qui i vescovi rivolgono un “appello ai governi e alle organizzazioni internazionali” affinché promuovano “i diritti della famiglia per il bene comune”.

Nessuna risposta per i divorziati risposati nonostante il dibattitto molto acceso degli ultimi giorni, così come non c’è alcun riferimento agli omosessuali che pure sono stati in questi giorni al centro delle discussioni. Bisognerà attendere il secondo documento finale dell’assemblea, la “Relatio Synodi”, ha spiegato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura ma soprattutto presidente della Commissione che ha redatto il messaggio, per sapere quali saranno le risposte dei vescovi alle numerose richieste dei fedeli di tutto il mondo. Nel primo documento finale è stata sottolineata anche “la grande sfida della fedeltà nell’amore coniugale”, con la consapevolezza che le “non poche crisi matrimoniali” vengono “affrontate spesso in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio. I fallimenti danno, così, origine a nuove relazioni, nuove coppie, nuove unioni e nuovi matrimoni, creando situazioni famigliari complesse e problematiche per la scelta cristiana”.

Un pensiero particolare anche “alla sofferenza che può apparire in un figlio diversamente abile, in una malattia grave, nel degrado neurologico della vecchiaia, nella morte di una persona cara”. Ma nell’attuale crisi è stato impossibile per i padri sinodali non rivolgere un pensiero anche “alle difficoltà economiche causate da sistemi perversi, dal ‘feticismo del denaro e dalla dittatura di un’economia senza volto e senza scopo veramente umano’, – citando le parole ripetute più volte da Papa Francesco – che umilia la dignità delle persone. Pensiamo al padre o alla madre disoccupati, impotenti di fronte alle necessità anche primarie della loro famiglia, e ai giovani che si trovano davanti a giornate vuote e senza attesa, e che possono diventare preda delle deviazioni nella droga o nella criminalità”.

Ribadita completamente la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio tra un uomo e una donna e sul divieto all’uso dei metodi contraccettivi. “L’amore dell’uomo e della donna – si legge nel messaggio finale – ci insegna che ognuno dei due ha bisogno dell’altro per essere se stesso, pur rimanendo diverso dall’altro nella sua identità, che si apre e si rivela nel dono vicendevole”. E in un altro passaggio si sottolinea che “l’amore coniugale, unico e indissolubile, persiste nonostante le tante difficoltà del limite umano”. Un amore che per i vescovi “si diffonde attraverso la fecondità e la generatività, che non è solo procreazione, ma anche dono della vita divina nel battesimo, educazione e catechesi dei figli. È pure capacità di offrire vita, affetto, valori, un’esperienza possibile anche a chi non ha potuto generare”. Per i padri sinodali, infine, “c’è, poi, un’altra espressione della comunione fraterna ed è quella della carità, del dono, della vicinanza agli ultimi, agli emarginati, ai poveri, alle persone sole, malate, straniere, alle altre famiglie in crisi”.

Quello che è arrivato alle battute finali rimarrà nella storia come il primo Sinodo dei vescovi che si è svolto anche via twitter. Sull’account ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede @HoySeePress sono stati pubblicati oltre 2 mila tweet in 3 lingue, inglese, spagnolo e italiano, che hanno diffuso nel social network i lavori dei padri sinodali. Altra innovazione tecnologica il canale Synod14.vatican.va dove sono stati pubblicati oltre 300 contributi video e 96 audio con interviste e videoclip in italiano, inglese, francese, spagnolo, cinese, portoghese, arabo, russo, sloveno, albanese e lituano.

Twitter: @FrancescoGrana