“Anche per noi ci può essere la tentazione di ‘impadronirci’ della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi essere umani”, “cupidigia di denaro e di potere. E per saziare questa cupidigia i cattivi pastori caricano sulle spalle della gente pesi insopportabili che loro non muovono neppure con un dito”. Papa Francesco è andato subito dritto al cuore del problema aprendo, nella Basilica Vaticana, il Sinodo straordinario dei vescovi sulle sfide della famiglia, che vedrà per due settimane 253 partecipanti discutere anche dei matrimoni gay e della riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati.

Un sinodo a tappe con una prima sessione che si concluderà il 19 ottobre prossimo con la beatificazione, in piazza San Pietro, di Paolo VI, e con una seconda assise che si terrà nell’ottobre del 2015 e dalla quale dovranno uscire le risposte ai tanti interrogativi dei fedeli di tutto il mondo sempre più lontani nella pratica dalla dottrina sul matrimonio e sulla sessualità della Chiesa cattolica. Un metodo collegiale, quello scelto da Bergoglio, che richiama moltissimo quello del Concilio Ecumenico Vaticano II che, in quattro tappe, per la prima volta non si occupò di dogmi ma aggiornò la pastorale e la liturgia della Chiesa di Roma.

La posizione aperturista verso i divorziati risposati di Papa Francesco è chiara e nota da tempo ed è stata da lui nuovamente espressa nella veglia per l’apertura del Sinodo organizzata dalla Conferenza episcopale italiana. “Dobbiamo prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire ‘l’odore’ degli uomini d’oggi” perché altrimenti “il nostro edificio resterebbe solo un castello di carte e i pastori si ridurrebbero a chierici di stato”. Bergoglio non ha voluto nemmeno nascondere il confronto aspro della vigilia tra cardinali “conservatori” e “progressisti” sull’apertura ai divorziati risposati. “Le assemblee sinodali – ha spiegato il Papa – non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente. Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. In questo caso, il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per l’umanità. Ma sia nell’antica profezia, sia nella parabola di Gesù, – ha aggiunto Francesco – il sogno di Dio viene frustrato. Isaia dice che la vigna, tanto amata e curata, ha prodotto acini acerbi, mentre Dio si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi. Nel vangelo, invece, sono i contadini a rovinare il progetto del Signore: essi non fanno il loro lavoro, ma pensano ai loro interessi”.

Per il Papa il compito dei “saggi”, della “classe dirigente” della Chiesa di Roma è coltivare il “sogno di Dio”, cioè avere cura del popolo e custodirlo “dagli animali selvatici”. “Questo è il compito dei capi del popolo: coltivare la vigna con libertà, creatività e operosità. Dice Gesù che però quei contadini si sono impadroniti della vigna; per la loro cupidigia e superbia vogliono fare di essa quello che vogliono, e così tolgono a Dio la possibilità di realizzare il suo sogno sul popolo che si è scelto. La tentazione della cupidigia è sempre presente”. Ma “il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni suoi servitori. Noi possiamo – ha concluso Francesco – ‘frustrare’ il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività”.

Twitter: @FrancescoGrana