Aperture ai gay, ai conviventi, ai matrimoni civili e ai divorziati risposati. Dal Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia in corso in Vaticano arriva un vero e proprio tsunami per la Chiesa cattolica. Un cammino in avanti emerso con chiarezza nella lunga sintesi della prima settimana di dibattito tenuta dal relatore generale, il cardinale Péter Erdö, che registra una notevole evoluzione del confronto rispetto all’intervento di apertura dell’assemblea tenuto dal porporato soltanto una settimana prima. Se le attese erano tutte rivolte al tema dei divorziati risposati la vera novità è la grande apertura verso gli omosessuali, pur ribadendo un fermo no ai matrimoni gay, in perfetta linea con quanto affermato da Papa Francesco che, sul volo di ritorno dal viaggio in Brasile nel luglio del 2013, aveva detto: “Chi sono io per giudicare un gay?”. Il cardinale Erdö ha sottolineato che “le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana” e si è domandato se la Chiesa è “in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle comunità”. E in un altro passaggio chiave il relatore generale ha precisato che “senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners”.

Apertura inedita anche per i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, “ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli”. Erdö ha precisato, però, che non è “accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender”. Il porporato ha, inoltre, sottolineato che, pur ribadendo “l’unione indissolubile tra uomo e donna”, per i coniugi di matrimoni falliti deve essere applicato il principio della “gradualità” in una “prospettiva inclusiva” per le “forme imperfette” della realtà nuziale. “Rendendosi necessario un discernimento spirituale, riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili e ai divorziati risposati, – ha affermato Erdö – compete alla Chiesa di riconoscere quei semi del verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali”. Per il relatore generale “la Chiesa si volge con rispetto a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto e imperfetto, apprezzando più i valori positivi che custodiscono, anziché i limiti e le mancanze”. I padri sinodali hanno sottolineato, inoltre, che spesso le convivenze o le unioni di fatto non sono dettate da un “rigetto dei valori cristiani”, ma da esigenze pratiche, come l’attesa di un lavoro fisso.

Guardando ai separati, ai divorziati e ai divorziati risposati il cardinale Erdö ha evidenziato che “non è saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del ‘tutto o niente’”. Il dibattito dovrà continuare nelle Chiese locali “con rispetto e amore” per ogni famiglia ferita, pensando a chi ha subito ingiustamente l’abbandono del coniuge, evitando atteggiamenti discriminatori e tutelando i bambini. Riguardo allo snellimento delle procedure per la nullità matrimoniale, il porporato ha sintetizzato tutte le proposte dei padri sinodali: superare l’obbligo della doppia sentenza conforme, determinare la via amministrativa a livello diocesano, avviare un processo sommario in casi di nullità notoria, ma anche dare rilevanza alla fede dei nubendi per riconoscere o meno la validità del vincolo.

Sull’ammissione alla comunione per i divorziati risposati il relatore generale ha elencato i principali suggerimenti emersi dai padri sinodali: mantenere la disciplina attuale; attuare una maggiore apertura per casi particolari, insolubili senza nuove ingiustizie o sofferenze; oppure optare per la via “penitenziale”. “L’eventuale accesso ai sacramenti – ha affermato Erdö – occorrerebbe fosse preceduto da un cammino penitenziale, sotto la responsabilità dal vescovo diocesano, e con un impegno chiaro in favore dei figli. Si tratterebbe di una possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso, secondo una legge di gradualità, che tenga presente la distinzione tra stato di peccato, stato di grazia e circostanze attenuanti”. Infine, il porporato ha ribadito la posizione della Chiesa contraria ai metodi contraccettivi, definendo l’apertura degli sposi alla vita “esigenza intrinseca dell’amore coniugale”, e sottolineando la necessità di un “adeguato insegnamento circa i metodi naturali di regolazione della fertilità”. È stato annunciato ufficialmente anche il Sinodo, questa volta ordinario, dei vescovi che si terrà dal 4 al 25 ottobre 2015 in Vaticano e che avrà come tema: “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa nel mondo contemporaneo”.

Twitter: @FrancescoGrana