Un servizio mail per i parlamentari ospitato da un server gestito da un deputato. Dopo qualche mese si decide che è una soluzione non più affidabile. E si sceglie di staccare il servizio affidandosi ad un tecnico di una società esterna. Nel passaggio però, sarebbero scomparse per un certo periodo le email dei singoli e gli eletti hanno chiesto spiegazioni in assemblea: chi ha autorizzato il passaggio degli accessi ad una terza persona? E’ il caso che sta facendo discutere il Movimento 5 stelle a Montecitorio.

“E’ una decisione che è stata presa”, spiega il neo capogruppo Andrea Cecconi a ilfattoquotidiano.it, “per garantire più sicurezza. In passato sono state compiute alcune leggerezze e volevamo intervenire per migliorare la tutela dei dati di tutti. Il server era gestito dal deputato Massimo Artini e questa ci è sembrata che fosse un’anomalia da risolvere”. Oggi sul blog di Beppe Grillo si legge in sintesi: “Il server era utilizzato anche per siti esterni all’attività parlamentare; la posta dei deputati è stata copiata; il controllo è risultato al di fuori del gruppo di comunicazione”. E per questo si suggerisce di “dismettere il server”. Un report non firmato, che lascia aperte molte ambiguità. “E’ il resoconto di un tecnico di una società terza”, assicura Cecconi, “che nulla ha a che vedere con la Casaleggio associati“. Il passaggio e le email scomparse per un certo periodo di tempo, hanno infatti scatenato numerosi malumori all’interno del gruppo, tanto che una parte dei deputati ha espresso la preoccupazione che ci fosse stato un intervento dai vertici. Versione che però non trova conferme ufficiali.

Nel mirino del blog sembra esserci proprio Artini, deputato che era incaricato di gestire il server. Lui, contattato da ilfattoquotidiano.it, smentisce che ci siano accuse personali: “Il passaggio ad un server autonomo e non più legato ad altre attività è stato concordato a partire da marzo 2014. Abbiamo pensato di isolare l’attività parlamentare (nel server, come rilevato dal blog, erano ospitati almeno in un primo momento anche altri siti dei 5 stelle in Toscana ndr.) e per questo è stato incaricato un tecnico esterno, ma assunto dalla Camera”. Quindi ancora una volta, niente a che vedere con la Casaleggio associati. In realtà con Artini i nervi sono scoperti da alcuni mesi. Informatico di mestiere, entrato in Parlamento nel 2013, era visto come colui che avrebbe dovuto gestire la parte legata alla partecipazione online. Un passaggio che di fatto non è mai avvenuto. Poi nell’estate 2014 l’episodio che ha incrinato i rapporti con la Casaleggio associati. Artini, “autorizzato dalla capogruppo Paola Carinelli e dallo staff”, pubblica un sondaggio online per chiedere il parere agli attivisti su una questione della commissione difesa. Ma il portale è diverso da quello ufficiale (l’etichetta è “parlamentari M5s”) e non c’è l’autorizzazione dei vertici. Gli iscritti al blog votano però come se fosse la piattaforma ufficiale. Una mossa che per ora non ha portato a conseguenze particolari, ma che potrebbe aver determinato questo nuovo caso. Nega tutto Artini: “E’ stato un passaggio necessario anche per sollevarmi dalla posizione di deputato e tecnico insieme che ho gestito per molti mesi. Insomma non avevo le forze e il tempo per fare entrambi i lavori”.

Quindi, il post che sembra un’accusa ad Artini, secondo le versioni ufficiali sarebbe un semplice report per raccontare cosa è avvenuto nella gestione informatica della Camera. Ma i passaggi restano molti ambigui. “La posta dei deputati“, si legge, “è stata copiata su un altro server fuori dal controllo del gruppo dei parlamentari per poi essere ricopiata sul primo. Non ci sono evidenze che questa copia sia stata eliminata né motivazioni oggettive per questa operazione dato che era iniziata per trasferire delle cartelle presenti sul server del gruppo che lì non avrebbero dovuto essere presenti”. Artini smentisce ancora: “La copia è stata fatta nel momento di separazione dei due impianti, ma esclusivamente in accordo con il tecnico e per risolvere un problema di black out. Non è successo niente di anormale”.

Il blog di Grillo parla poi del controllo del server: “Questo è risultato al di fuori del gruppo di comunicazione del Movimento 5 stelle della Camera che possedeva solo alcune password di gestione ordinaria di alcuni contenuti. Il controllo è risultato in carico a utenti creati in modo anonimo che facevano riferimento a Massimo Artini e persone che a lui potevano far riferimento esterne al Parlamento non contrattualizzate e senza essere state identificate per la gestione dei dati personali dei parlamentari”. E anche in questo caso il deputato specifica: “Si trattava di ‘account operator‘, ovvero account che permettevano ad altri tecnici di intervenire nella gestione quotidiana”. E infine il consiglio che viene dal report pubblicato dal blog di Grillo: “Si consiglia quindi di dismettere il server e attivare servizi esterni per ogni servizio necessario ai parlamentari, se non già offerto da parte del Parlamento, in cui il singolo parlamentare abbia controllo diretto dei propri dati attraverso sistemi di autenticazione personali”. Ma Artini ribatte: “Di questo però parleremo in assemblea: io sono contrario ad affidarmi a Google e ad altri servizi. Penso che i dati dei deputati dovrebbero essere gestiti da una macchina indipendente”.