Tiziano Renzi e Mariano Massone. Qual è il legame tra il padre del premier Matteo e il figlio di Gian Franco Massone, imprenditore oggi 75enne, a cui Tiziano cedette nel 2010 la Chil Post srl? E’ anche questo uno degli aspetti al vaglio della procura di Genova nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta che vede coinvolti entrambi, insieme ad Antonello Gabelli. Al centro delle indagini il fallimento della società avvenuto nel 2013, tre anni dopo che papà Tiziano l’aveva venduta ormai svuotata, cedendo invece il ramo buono dell’azienda a un’altra società della famiglia Renzi, la Eventi 6 srl. Il legame tra il padre del presidente del Consiglio e i due Massone va oltre il passaggio di proprietà della Chil Post, che fino al 2004 aveva avuto come socio anche Matteo Renzi, e passa attraverso altre società.

Fino al 2004, infatti, Gian Franco Massone compare con l’1% tra i soci della Mail Service srl. Proprio la sua quota, insieme ad altre, viene ceduta quell’anno a Tiziano Renzi, che con il 60% della società ne diventa anche amministratore delegato, posizione che mantiene fino a febbraio 2006. Tiziano esce a quel punto dalla Mail Service: le sue quote passano a una società che poi fallirà nel 2013. L’esperienza del padre di Renzi in Mail Service non incrocia solo Gian Franco Massone, ma anche il figlio Mariano, che dalle visure camerali risulta essere consigliere da ottobre 2005 e successivamente, da settembre 2006, prima presidente del cda e poi amministratore unico.

Il destino di Mail Service ha poi un particolare in comune con quello di Chil Post: un fallimento, avvenuto in questo caso nel 2011, dopo l’uscita di Tiziano. Ma c’è di più, perché Mail Service nel 2008 finisce sulle cronache locali di Alessandria, quando i carabinieri dell’Ispettorato al Lavoro, insieme alla polizia municipale e all’Inps, conducono l’operazione ‘Contratto a progetto’ per contrastare il fenomeno dell’uso indiscriminato dei contratti di collaborazione co.co.pro. Nel mirino degli ispettori finiscono undici aziende che si occupano di distribuzione di materiale pubblicitario, tra cui la Mail Service, la One Post e la P. J. Company, anche queste ultime due nell’orbita dei Massone.

Gian Franco Massone è anche vice presidente della Delivery Service Italia, una società cooperativa di cui a novembre 2011 si è occupato il quotidiano Tirreno nelle pagine locali di Pisa. Al centro del caso la chiusura improvvisa della filiale di Ospedaletto, con tanto di dipendenti lasciati in strada. Negli articoli pubblicati in quei giorni, la chiusura della filiale viene collegata a un’ispezione dei carabinieri inviati dalla Direzione provinciale del lavoro un anno prima, nell’ottobre 2010. “Allora furono trovati quattro addetti, di cui due in nero. In seguito arrivarono sanzioni per altre due posizioni irregolari”, si legge in un articolo dell’1 novembre. Secondo il giornale la Direzione provinciale del lavoro nel 2010 aveva disposto la sospensione dell’attività di Delivery Service, una misura prevista quando più del 20% del personale è in nero. “L’ispezione – continua il quotidiano – si è conclusa con una sanzione di 26.850 euro. A questa se ne aggiunge un’altra di 5.800 euro per obblighi documentali inevasi: ad esempio i 14.513 euro di imponibilie non dichiarati. Infine è scattata un’indagine penale per 720 euro che sarebbero stati prelevati dalle buste paga dei dipendenti e non versate come contributi”.

Ma di che cosa si occupava la filiale di Ospedaletto della Delivery Service? Curava la distribuzione per Giordano Vini, una delle aziende leader nella vendita di vini per corrispondenza, attraverso due intermediari. Uno era la One Post di Mariano Massone, già coinvolta nelle vicende di Alessandria. Mentre l’altro era la Chil Post, che passava da Tiziano Renzi a Gian Franco Massone proprio nell’ottobre del 2010. Lo stesso mese dell’ispezione alla Delivery Service.

Twitter: @gigi_gno

Aggiornato il 21 settembre 2014

Aggiornamento dell’1 agosto 2016 – In data 30 luglio 2016 l’inchiesta per bancarotta a carico di Tiziano Renzi, nell’ambito del fallimento della Chil Post, è stata archiviata. Nelle motivazioni del gip del tribunale di Genova Roberta Bossi si legge che Renzi padre “non operò come socio occulto dopo la cessione del ramo d’azienda della Chil Post”. La bancarotta “fu determinata da altri” e “la cessione del ramo d’azienda non ha determinato la diminuzione del patrimonio ai danni dei creditori”.