Dopo che il gip Ezia Maccora ha respinto due volte in pochi giorni la richiesta di scarcerazione per Massimo Giuseppe Bossetti, i legali del presunto killer di Yara Gambirasio attaccano la Procura di Bergamo. Secondo Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni nella richiesta di custodia cautelare per il loro assistito non sarebbero stati inseriti tutti gli atti che avrebbero potuto favorire la scarcerazione dell’artigiano 44enne. L’accusa è contenuta nell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori e respinta dal gip lunedì 15 settembre, perché a carico di Bossetti esisterebbero gravi indizi di colpevolezza e ci sarebbe il pericolo di reiterazione del reato.

“E’ convincimento degli scriventi che le determinazioni maturate dal gip siano, in significativa parte, conseguenza della mancata rappresentazione, come in premessa anticipato, nella richiesta di applicazione del fermo/custodia avanzata dal Pubblico Ministero, di importanti (e oggettivi) elementi la cui valutazione avrebbe condotto il Giudicante a differenti conclusioni”. E’ questo un passaggio contenuto nelle quaranta pagine dell’istanza presentata dai legali del muratore di Mapello che si trova in carcere dal 16 giugno scorso con l’accusa di aver ucciso la 13enne scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre 2010. Il cadavere della ragazzina venne poi ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola.

Nonostante le accuse, gli avvocati Gazzetti e Salvagni precisano: “Lungi da noi attaccare la Procura di Bergamo: nell’istanza abbiamo però rilevato come l’accusa abbia evidenziato solo gli elementi sfavorevoli a Bossetti e non quelli a favore, pur contenuti negli atti”.

Bossetti, dal giorno del fermo, si è sempre dichiarato estraneo dalle accuse a lui rivolte dal pm Letizia Ruggeri. Ma secondo le indagini di polizia e carabinieri sarebbe lui l’uomo che seviziò e uccise Yara. Lo confermerebbero le tracce biologiche trovate sui vestiti della ragazzina che combacerebbero con il Dna del muratore.