Si arricchisce di una nuova puntata la saga di Italia.it. Cioè lo sfortunato portale di promozione turistica costato alle casse pubbliche almeno 20 milioni di euro. È arrivato infatti nelle scorse ore sul tavolo di Unicity, società che da giugno del 2012 ha in gestione il portale a seguito di regolare gara indetta nel 2010, il recesso unilaterale dal contratto stipulato a giugno di due anni fa dalla stessa Unicity e Promuovitalia, al tempo società veicolo del ministero dei Beni culturali sui temi della promozione del brand Italia nel mondo. Il recesso, che è avvenuto per mano del commissario liquidatore di Promuovitalia Antonio Venturini e che naturalmente ha il pieno avvallo del ministro Dario Franceschini, è un fulmine a ciel sereno. Non solo perché nell’ambiente è unanime il giudizio sul buon lavoro di ricalibratura dei contenuti e di rilancio reputazionale operato negli ultimi 24 mesi dallo staff del portale, i cui 10 redattori sono peraltro senza stipendio da febbraio. Ma anche perché per chi opera nel settore e spera di vedere arrivare in Italia milioni di visitatori in occasione dell’Expo 2015, la capacità del portale di veicolare le nostre eccellenze sui mercati del turismo mondale è decisiva.

La naturale scadenza del contratto tra Promuovitalia e Unicity avrebbe dovuto essere tra poco meno di dieci mesi. E c’è da chiedersi che cosa possa essere accaduto di tanto grave per convincere Franceschini a rescindere anzitempo l’accordo. Ilfattoquotidiano.it ha potuto verificare come la clausola utilizzata dal liquidatore Venturini, collega di partito del ministro e componente della direzione provinciale del Pd di Ravenna,­ sia quella prevista all’articolo 11.6 del contratto. Dove si parla della possibilità di recedere unilateralmente “per sopravvenuti motivi di pubblico interesse”. Il pubblico interesse risiederebbe nel decreto a firma di Franceschini che attribuisce la gestione del portale Italia.it a Enit. Che però, essendo a sua volta nel limbo di un commissariamento dall’esito ancora incerto, non appare certamente in grado, almeno per i prossimi mesi, di prendere in carico il portale. 

Del cui futuro, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, si stanno occupando in particolare due consulenti molto ascoltati di Franceschini, legati tra di loro da solida amicizia e da comuni progetti. Si tratta di Stefano Ceci, recentemente finito nell’occhio del ciclone per un appalto di Expo vinto dalla Netbooking srl, società da lui controllata. E di Sergio Cagol, program manager di Italia.it e di Trentorise, con cui Ceci opera da anni nel campo dell’innovazione tecnologica applicata al turismo. Come il software di prenotazione turistica Netbooking, grazie al quale Ceci e Trentorise si sono aggiudicati la gara di Expo. Software che, sempre che i test per l’Expo vadano a buon fine, potrebbe tornare utile qualora vada a buon fine il progetto di integrare nel portale Italia.it strumenti di promo-commercializzazione al fine di bypassare gli intermediari stranieri che nelle vendite on line di pacchetti turistici guadagnano fino al 35% del valore delle prenotazioni intermediate. Uno scenario, questo, che però aprirebbe la strada a un conflitto di interessi in capo a Ceci, consulente del ministero e titolare del software potenzialmente utilizzabile da Italia.it, di fatto indirettamente controllata dal ministero stesso.

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