Gentile Direttore: vi sono alcune considerazioni, a margine del film La trattativa di Sabina Guzzanti, presentato a Venezia e ieri alla festa del Fatto, che ritengo necessario fare. Dopo le stragi mafiose del 1992 ho chiesto – per dovere e spirito di servizio – di essere trasferito dalla “comoda” Torino a Palermo, ancora insanguinata e sconvolta dall’assassinio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di quanti erano con loro a Capaci e in via D’Amelio. E’ cominciata così una difficile e rischiosa esperienza di quasi 7 anni a capo della travagliata Procura di quella città.

Raccontare con tecnica da “cabaret” la pagina grave e oscura della mancata sorveglianza (certamente non addebitabile alla Procura) e della conseguente mancata perquisizione del “covo” di Riina è offensivo e non può cancellare né far dimenticare gli importanti positivi risultati ottenuti in quei 7 anni di duro e pericoloso lavoro dagli Uffici giudiziari palermitani, in stretta e preziosa collaborazione con le forze di Polizia. Un mare di arresti, pentimenti, processi e condanne (650 ergastoli!); sequestri di arsenali di armi micidiali e di patrimoni illeciti (per 10 mila miliardi di vecchie lire); processi anche a imputati “eccellenti” collusi con la mafia (Contrada , Andreotti e Dell’Utri fra gli altri): questa la sintesi del bilancio di 7 anni, cui deve aggiungersi l’acquisizione della prima e decisiva confessione di uno degli autori materiali della strage di Capaci, Santino Di Matteo, resa – su sua richiesta – proprio al sottoscritto.

Questi risultati – ottenuti superando difficoltà e ostacoli a volte incredibili – hanno contribuito fortemente a salvare la democrazia italiana dal tracollo che le stragi mafiose volevano e sembravano aver reso inevitabile (“E’ tutto finito; non c’è più niente da fare”: sono le parole di Nino Caponnetto al funerale di Borsellino che nessuno può scordare…). Non tenere conto anche di questo incontestabile dato di fatto, limitandosi a un piglio di dileggio gratuito, equivale a rendere un pessimo servizio alla rigorosa e completa ricostruzione di quanto realmente accaduto che l’autrice del film ritiene essere rigorosa e completa. Grazie per avermi ospitato, consentendomi di scrivere parole semplici ma dovute: per rispetto alla verità, alla mia famiglia e a tutti coloro che a vario titolo (magistratura, amministrazione, polizia giudiziaria, cittadini) hanno fatto con me, condividendo tanti sacrifici, un pezzo di strada che, senza falsa modestia, possiamo rivendicare con orgoglio.

da Il Fatto Quotidiano del 7 settembre 2014