“Capisco le scuole paritarie, ma basta veti sull’Istruzione“. Il ministro Stefania Giannini su La Stampa interviene sulle polemiche scoppiate intorno al caso di Bibiana, il comune in provincia di Torino dove una scuola paritaria ha impedito l’apertura di una materna comunale. Una scelta resa possibile da una deliberazione regionale del 2013, quando era ancora presidente Roberto Cota. La situazione che si è venuta a creare nel comune piemontese, dice Giannini, “più che di discriminazione” è una “reazione, inadeguata nel metodo ma motivata dalle difficoltà crescenti di sopravvivenza che molte paritarie in Italia stanno vivendo”. Un problema che “va affrontato alla radice”, secondo il ministro. Che, però, non spiega come e non indica nemmeno la strada che il governo intende percorrere per mettere fine alla “situazione di grave difficoltà economica che vivono le scuole paritarie in alcune regioni” e alla “impropria battaglia, tutta e solo italiana, fra statale e non statale“. Una lotta che “deve essere superata in nome dell’idea irrinunciabile che l’istruzione è un diritto fondamentale della persona”.

“Allo Stato spetta”, continua il ministro, “il dovere di garantire la qualità e l’esercizio del diritto di scelta per le famiglie. Questa legge non va certo in questa direzione”. Poi rassicura i genitori che volevano iscrivere i loro bambini alla scuola comunale, e spiega loro “che è ben chiara al nostro governo la responsabilità di girare pagina in tema di istruzione”. Quindi “dare tutte quelle risposte concrete che i genitori si aspettano, qui ed ora”, perché “i veti incrociati fra pubblico e privato sono il frutto marcio di una stagione passata”. Con questo caso, continua il ministro, “ho trovato conferma del fatto che non si è ancora risolto il vero tema a livello nazionale: la mancata attuazione della Legge Berlinguer che nel 2000 ha riconosciuto la parità scolastica degli istituti presenti nel Paese sul piano giuridico. Ma purtroppo ci si è fermati qui, al riconoscimento formale”.