In Piemonte le scuole paritarie possono fermare l’apertura di scuole per l’infanzia pubbliche. È già successo sei volte nel giro di pochi mesi. Lo permette una deliberazione del Consiglio regionale del 2013, quando il Piemonte era ancora retto dal leghista Roberto Cota. Ora però un ordine del giorno firmato dal consigliere di Sel Marco Grimaldi e dal collega del Pd Andrea Appiano chiede all’amministrazione di Sergio Chiamparino di trovare un rimedio a questa norma che potrebbe precludere l’apertura di nuove sezioni pubbliche e limitare il diritto all’istruzione. La proposta dei due consiglieri è nata dopo la pubblicazione sulle pagine locali de La Stampa di una notizia.

A Bibiana, paese di tremila abitanti in Val Chisone, doveva aprire una scuola materna statale costruita spendendo quasi un milione e mezzo di euro: 500mila di fondi regionali, 388 mila di fondi europei e il resto a carico del Comune, che ha acceso un mutuo e finora ha stanziato 120mila euro. L’edificio è pronto, ma qualcosa è andato storto. A Bibiana c’è già un asilo privato, la scuola per l’infanzia San Marcellino, e l’amministrazione ha dovuto chiedere un parere sulla nuova apertura in base a una norma voluta dal consigliere Giampiero Leo, molto vicino al mondo di Comunione e Liberazione, e inserita nelle linee guida per l’anno scolastico 2014-15.

Questa delibera impone il coordinamento tra scuole statali e paritarie in maniera che “non dovrà essere determinata riduzione, in termini di sezioni, dell’offerta formativa esistente nelle scuole paritarie”, motivo per cui deve essere chiesto “il parere motivato da parte delle eventuali scuole paritarie presenti nel bacino di utenza e/o dall’associazione di categoria a cui le scuole sono iscritte”. In poche parole: se una scuola pubblica può far diminuire gli studenti e le sezioni di quella privata allora non deve essere aperta.

Così il parere della Federazione italiana delle scuole materne, che raggruppa le scuole cattoliche, è stato negativo. La nuova materna di Bibiana non può aprire ed è in sospeso l’iscrizione di 29 alunni che, se la situazione non dovesse cambiare, dovranno rivolgersi alla paritaria o spostarsi. Il sindaco di Bibiana, Pier Giorgio Crema, ha segnalato questo pasticcio alla Regione nei giorni scorsi: “È mio dovere evitare di sprecare soldi pubblici, visto che la scuola è ormai finita e abbiamo impegnato una valanga di risorse”, spiega a ilfattoquotidiano.it. La decisione di costruire una nuova scuola per l’infanzia è nata prima della sua elezione. “Io me la sono trovata e non l’ho voluta, però nel 2013 abbiamo chiesto le autorizzazioni per attivarla e in primavera la Provincia e la Regione ci hanno dato l’ok preliminare. Poi però la Regione ha chiesto il parere al Fism ed è arrivato il veto”.

I consiglieri Grimaldi e Appiano ora chiedono a Chiamparino, all’assessore all’istruzione Gianna Pentenero e al consiglio regionale una verifica sui veti posti dalle scuole private e un impegno “per evitare che un parere negativo da parte delle scuole paritarie si trasformi automaticamente nell’impossibilità di attivare strutture e sezioni statali”. “Affronteremo la questione caso per caso cercando una mediazione tra le parti”, dichiara l’assessore Pentenero. Un risultato è già stato ottenuto: “In uno dei sei episodi abbiamo riscontrato che, in base alle cifre, il parere del Fism era immotivato”. Per Bibiana invece la situazione è ancora da valutare: “La vicenda non si è ancora chiusa – dice il sindaco Crema -. Stiamo cercando una soluzione condivisa e nei prossimi giorni incontreremo le altre parti”. Intanto don Ermanno Martini, da 47 anni alla parrocchia di Bibiana, spera che la “sua” scuola paritaria non venga danneggiata e con lei gli otto laici che ci lavorano. Troverà una soluzione? “Credo che la possa trovare solo il buon Dio”, ha detto a La Stampa.