“Se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro”. Il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, alle prese con il puzzle dei tagli alla spesa pubblica, lancia l’allarme sulla tenuta dei conti dal suo blog, con un duro attacco alla politica. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’emendamento, votato alla Camera nel decreto Pubblica amministrazione, che consente 4mila pensionamenti nella scuola e per coprire il quale si sono usati i risparmi futuri dati dalla spending review. E’ solo l’ultima rottura tra Cottarelli, nominato dall’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, e Matteo Renzi. Tanto che secondo le indiscrezioni di Repubblica e Corriere della Sera, il tecnico sarebbe pronto a lasciare ad ottobre e avrebbe già comunicato la volontà di dimettersi. L’alternativa, scrive il quotidiano diretto da Ezio Mauro, sarebbe la nomina a direttore esecutivo per il Fondo monetario internazionale e al suo posto potrebbe arrivare il consigliere economico Yoram Gutgeld.

Il post di Cottarelli poi, non può non essere collegato all’editoriale di Francesco Giavazzi apparso mercoledì 30 luglio sulle pagine del Corriere della Sera in cui l’economista chiedeva in maniera critica al commissario di battere un colpo e lo accusava di essere scomparso dalla scena politica a differenza di chi come Raffaele Cantone, da poco arrivato alla anticorruzione, si mostra molto attivo e combattivo.

Puntualmente il colpo è arrivato, portando con sé l’inevitabile coro di polemiche e accuse di chi vede nel governo il bersaglio delle critiche del commissario: il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, è il primo. Cottarelli, dice, “svela l’imbroglio delle coperture di Renzi, vale a dire il continuo ricorso, da parte del governo, ai risparmi derivanti dalla Spending review per finanziare altre spese, magari relative a norme di chiaro stampo clientelare”, mentre per la Lega “il governo sta spendendo soldi che non ci sono e non si sa se ci saranno”.

Sul fronte opposto Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera, replica: se Cottarelli “è in vena di dare consigli sull’utilizzo dei risparmi di spesa sulle pensioni, gli consiglio vivamente di rivolgersi prima al Governo e solo successivamente al Parlamento”.

La polemica ha poi trovato sponda anche nel ministero dell’Economia, che respinge l’interpretazione delle parole di Cottarelli come una critica diretta al governo Renzi. “I tentativi di fare apparire le parole di Cottarelli come una polemica nei confronti del governo anziché nei confronti di alcune prassi parlamentari sono evidentemente strumentali”, spiegano fonti del Tesoro, sottolineando che l’intervento mira invece a ribadire le posizioni comuni di Mef e Governo sulla spending. Va detto, in effetti, che proprio durante l’esame del decreto della Pa, il sottosegretario Giovanni Legnini aveva espresso il parere contrario del ministero all’emedamento sui cosiddetti “quota 96”.

Eppure non si può non leggere il post del commissario come l’apertura di crepa nel complesso del sistema che ha animato i provvedimenti del governo Renzi. “Si sta diffondendo la pratica – rincara Cottarelli – di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali”. Insomma, spiega con malcelata ironia il titolo del blog: “La revisione della spesa come strumento per il finanziamento d nuove spese”.

Tradotto in numeri: mentre il governo sta già faticando a trovare le risorse (almeno 10 miliardi) per stabilizzare il bonus di 80 euro nel 2015 – ai quali si aggiungono altri risparmi per fare fronte alla riduzione (per circa 4,5 miliardi) del deficit, necessario per portarlo se non al “pareggio” almeno in carreggiata – sono già stati impegnati per il 2015 ben 1,6 miliardi di risparmi ancora da trovare. E alla fine, mette in guardia Cottarelli, rischiano di scattare tagli lineari oppure, nella migliore delle ipotesi, si legifera creando una “situazione paradossale in cui la revisione della spesa (futura) viene utilizzata per facilitare l’introduzione di nuove spese. Possono – dice – sussistere mille buoni motivi per alcune nuove spese”, ma “se il parlamento legittimamente decide di introdurre nuove spese dovrebbe contestualmente coprirle con tagli di spesa lineari di pari entità”. Magari “individuandoli tra le proposte di revisione già presentate”.

aggiornato da redazioneweb il 31 luglio 2014 alle 08.47