“Vogliamo sapere con cosa lo ucciderete”. Con questa frase, i legali di un condannato a morte in Arizona sono riusciti a fermare la sua esecuzione. Ma solo per pochi giorni. Joseph Rudolph Wood, condannato a morte per due omicidi avvenuti nel 1989, sabato è riuscito a dividere la Corte d’appello di secondo grado, che per la prima volta ha accolto la richiesta di un detenuto che voleva conoscere il contenuto del cocktail di farmaci usati per l’iniezione letale, nonché l’abilitazione del boia a somministrare la dose. Richiesta che però non è riuscita a superare la Corte Suprema degli Stati Uniti, che secondo la Bbc ha deciso di permettere allo Stato dell’Arizona di andare avanti con l’esecuzione, anche senza rivelare l’intruglio che porterà alla morte del condannato. Come l’Arizona, sempre più Stati americani hanno disposto leggi sulla segretezza dei fornitori dei farmaci dei cocktail letali.

Sperimentazioni di cocktail artigianali sui detenuti – Il problema è semplice: le camere della morte Usa fanno sempre più fatica a trovare i farmaci per le esecuzioni, grazie al rifiuto di sempre più aziende europee di venderli a questo scopo, e stanno così sperimentando nuove combinazioni per uccidere i loro condannati. Per esempio, a gennaio nelle vene dell’agonizzante Dennis McGuire erano stati iniettati morfina e sedativi. Il suo caso fa luce su quanto sta accadendo negli Usa. Sempre più case farmaceutiche europee si stanno rifiutando di fornire all’America i loro barbiturici. Risultato immediato: le carceri hanno esaurito le scorte. Così non è restato altro, per lo Stato dell’Ohio, che aggirare il problema con un emendamento che permettesse di usare il Midozilam, un composto mai utilizzato per la pena di morte. Lo stesso giudice federale che ha mandato a morte Dennis ammette che s’è trattato di un esperimento. Quantomeno, dopo la sua morte, i legali dell’uomo hanno ottenuto che venissero messe agli atti le confezioni del cocktail letale, tenendo presente l’ottavo emendamento della Costituzione americana, che esclude ogni sanzione penale che sia “crudele e inusuale”. Richiesta che invece i legali di Joseph Rudolph Wood hanno fatto in anticipo, volendo vietare che l’uomo fosse ucciso da un cocktail di cui non si conoscono i componenti, solo per sostituire la carenza di farmaci letali dall’Europa. Alla richiesta degli avvocato di Woods, lo stato dell’Arizona ha reso noto che i farmaci da usare per il condannato sono approvati dalla Food and drug administration, ma ha rifiutato di fornire il nome dei produttori. Rifiuto, che al momento ha salvato la vita al condannato. 

Urla di un quarto d’ora e infarti nella camera della morte – Un tema caldo negli Stati Uniti, da quanto ad aprile un condannato in Oklahoma ha agonizzato lungamente durante la somministrazione dei farmaci mortali. Qualcosa non è andato secondo le procedure e l’uomo ha cominciato ad agitarsi, pronunciando anche alcune parole. Il medico ha sospeso l’esecuzione di Clayton D. Lockett, che è comunque morto per un infarto poco dopo, e ha rimandato l’uccisione di un altro condannato, che doveva svolgersi nella stessa serata. I testimoni presenti, tra cui l’avvocato di Lockett, parlano di una “scena raccapricciante, difficile da sopportare”. Ma prima dell’infarto di Lockett, c’era stata l’agonia di 13 minuti di Dennis McGuire, che in Ohio è spirato dopo aver urlato quasi un quarto d’ora. Le associazioni contro la condanna capitale denunciano: “La nuova tecnica provoca dolore e panico”. 

Gli obiettori di coscienza della pena di morte –  Sempre più produttori di farmaci contestano che i loro prodotti siano usati per uccidere la gente, e hanno rifiutato di fornirli per le esecuzioni, mentre molti governi europei hanno imposto normative sulle esportazioni di farmaci da dare in mano al boia. La Commissione europea è il terzo anno che impone significative restrizioni all’elenco di sedativi che possono essere esportati verso gli States. Come risultato, molti Stati si rivolgono ai cosiddetti “compounding pharmacies”, ovvero laboratori “artigianali” per la creazione di nuovi farmaci da utilizzare ad hoc nella camera della morte.

“Sempre più laboratori artigianali di iniezioni letali” – Il sito d’informazione Thinkprogress lancia un’allarme: da quanto alcune case produttrici europee si stanno tirando indietro, sempre più stati americani hanno iniziato a rivolgendosi a laboratori artigianali e inaffidabili per la sintetizzazione delle iniezioni della morte. Questo, secondo Thinkprogress, il motivo per cui si vogliono mantenere segreti i nomi delle aziende produttrici.

I boia della domenica – Problemi non solo per la qualità dell’iniezione, ma anche rispetto alla mano che esegue la condanna. In America, l’associazione nazionale di medici, anestesisti e infermieri proibisce che i suoi membri diventino boia. Pertanto, sempre secondo Thinkprogress, gli States si rivolgono a persone con una bassa formazione, spesso un soccorritore di primo livello. Bassi profili che emergono anche dai risultati delle autopsie chieste dai parenti dei condannati. I carnefici che in Oklahoma hanno ucciso Clayton Lockett, per esempio, non sono stati in grado di fare correttamente l’iniezione. Ecco spiegato perché ci sono voluti 43 minuti di agonia per morire, gran parte dei quali “animati” da violente convulsioni. Casi che hanno fatto grande scalpore a livello internazionale: meglio quindi aggiungere la possibilità, per i detenuti, di fare richiesta dei componenti del farmaco “per essere certi che l’esecuzione sia umana ed equa, e non porti a complicazioni dolorose”, ha stabilito per la prima volte la Corte di appello nella sentenza Wood. Ma questa decisione non può risolvere definitivamente i problemi di boia non qualificati e farmaci segreti, come sottolinea il fatto che dopo pochi giorni la Corte Suprema sia passata oltre questa sentenza.

Meno Paesi con la pena capitale, ma più esecuzioni – Come ricorda il Death penalty information center, il ricorso alla pena di morte negli States è in continuo calo. Nei 32 stati che ancora l’adottano, nel 2013 ci sono state 79 condanne a morte da parte del giudice, circa il 10% in meno dell’anno prima e 39 esecuzioni, il numero più basso degli ultimi 14 anni, dopo il picco del 1999 con 98 persone uccise. Inoltre, secondo tutti i sondaggi cresce, anche se è ancora minoritaria, la percentuale degli americani che preferirebbero l’ergastolo alla forca. L’ultimo rapporto di Nessuno tocchi Caino mostra come si sia allungata a 161 la lista di Paesi che hanno deciso di abolire l’esecuzione capitale. Rispetto al 2012, quando erano 40, sono scesi a 37 quelli che la mantengono. Ma altri 48 paesi sono abolizionisti di fatto. Meno “Paesi Caino”, quindi, ma aumento nel numero delle esecuzioni: rispetto alle 3967 del 2012, lo scorso anno sono state 4106, grazie all’Iran e all’Iraq dove sono triplicate.