Per la prima volta nella storia d’America è stato utilizzato un cocktail di due sostanze per uccidere un condannato a morte. Il boia del carcere di Lucasville, in Ohio, ha iniettato nelle vene di Dennis McGuire, bianco, 53 anni condannato di stupro e omicidio aggravato, un composto formato da un sedativo, il Midazolam, e Hidromorphone, una morfina molto concentrata. La sua agonia è durata 13 minuti, tra le urla, provocando un’ondata di sdegno in tutto il Paese e forti proteste da parte degli abolizionisti e dei difensori dei diritti umani che puntano il dito contro quella che hanno bollato come una “crudele tortura”. Con un metodo che produce al condannato la stessa sensazione di una “prolungata mancanza d’aria”.

Si tratta di una esecuzione, la terza del 2014, che farà molto discutere: da anni ogni tipo di condanna a morte con questo tipo di metodo era stata sospesa, in seguito alla decisione delle case farmaceutiche europee di non fornire più l’America con i loro barbiturici. Così, le carceri americane avevano esaurito le scorte. Ma in Ohio, il dipartimento dell’amministrazione carceraria ha aggirato il problema approvando tempo fa un emendamento che ha autorizzato il ricorso al Midozilam, un composto mai utilizzato in precedenza.

Immediate le critiche di chi da anni si batte contro la pena di morte e soprattutto da parte dei legali di McGuire, tenuto conto che prima di spirare ha urlato per circa 13 minuti in una sala senza finestre, nella Southern Ohio correctional facility. Secondo alcuni testimoni citati dai media locali, questa tecnica ha provocato “intenso dolore e panico” facendo provare al condannato la sensazione di una “prolungata mancanza d’aria”.

L’uomo, nel 1989 aveva violentato e ucciso Joy Stewart, una donna incinta di otto mesi. Condannato a morte nel 1999, rimarrà nella triste storia della pena capitale per essere stato ucciso con un metodo che da molti anni divide profondamente l’opinione pubblica americana. Tanti abolizionisti ricordano che con l’iniezione letale utilizzata nelle esecuzioni nel passato, non s’era mai visto che un condannato soffrisse così tanto, urlando o soffocando per lunghissimi 13 minuti, come accaduto in questo caso. E anche l’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’ scende in campo: “E’ la riprova che non esiste un metodo ‘umano’, dolce e indolore di eseguire la pena di morte”.

Lo stesso giudice federale che ha mandato a morte Dennis ammette che s’è trattato di un esperimento. Su richiesta dei legali di McGuire, la stessa Corte ha stabilito che venissero messi agli atti anche le confezioni del cocktail letale, le siringhe e le foto dell’esecuzione. Ma non si tratta di un’inchiesta formale, legata al caso specifico: il punto di diritto cruciale per chi chiede la messa al bando di questo metodo è convincere la Corte dell’Ohio della sua crudeltà. La Costituzione americana, in particolare il suo ottavo emendamento, esclude infatti ogni sanzione penale che sia “crudele e inusuale”.

Detto questo, come ricorda il ‘Death penalty information center’, il ricorso alla pena di morte negli States è in continuo calo. Nei 32 stati che ancora l’adottano, nel 2013 ci sono state 79 condanne a morte da parte del giudice, circa il 10% in meno dell’anno prima e 39 esecuzioni, il numero più basso degli ultimi 14 anni, dopo il picco del 1999 con 98 persone uccise dal boia. Inoltre, secondo tutti i sondaggi cresce, anche se è ancora minoritaria, la percentuale degli americani che preferirebbero l’ergastolo alla pena di morte.