Diverse società di costruzioni, di noleggio di autovetture e di consulenza aziendale, una villa con piscina olimpionica nel cuore dei Castelli romani, tra Genzano e Ariccia, e un parco automobili da centinaia di migliaia di euro. Complessivamente un patrimonio di 43 milioni di euro, che è stato sequestrato lunedì mattina (lunedì 21 luglio) nell’operazione del Gico della Guardia di Finanza di Roma “Castelli di sabbia”, a conclusione di un’indagine patrimoniale condotta dal procuratore di Velletri Francesco Prete e dal pm Giovanni Travaglini. Tesoro, questo, gestito da una rete di spacciatori di droga, coinvolti in diverse indagini fin dal 1995, che stava puntando ad affermarsi imprenditorialmente nella zona a sud della capitale attraverso una holding.

Al centro delle indagini, che si sono concluse oggi, c’è una famiglia molto nota nella zona dei Castelli romani, il gruppo Anderlucci. A capo di diverse società, per le Fiamme Gialle avrebbe costruito un sistema di mascheramento dell’origine dei soldi, attraverso diversi prestanome. “Siamo partiti dall’analisi dei bilanci – ha spiegato il comandante del Gico di Roma Gerardo Mastrodomenico – per poi andare a verificare le reali attività con l’osservazione diretta e i pedinamenti”. Tante le anomalie trovate nel corso delle indagini: “In un caso la sede sociale era in un garage senza insegne – racconta l’ufficiale del Gico – mentre dall’analisi patrimoniale abbiamo riscontrato una forte discrepanza tra i redditi dichiarati e il valore delle società. Ad esempio abbiamo scoperto una società attiva in campo finanziario con un capitale di due milioni di euro, riconducibile a Sergio Anderlucci, imprenditore che ufficialmente ha avuto un reddito di appena 32 mila euro negli ultimi dieci anni”.

Il gruppo fin dal 2007 aveva iniziato ad utilizzare una serie di cooperative sociali, che facevano capo a tre consorzi, controllati dalla famiglia Anderlucci attraverso una serie di prestanome, alcuni dei quali pregiudicati. I finanzieri hanno poi monitorato una “vorticosa apertura e chiusura di realtà societarie”, con la creazione di significativi crediti con il fisco, ottenuti – secondo gli investigatori – anche utilizzando la falsa fatturazione. Ventuno gli indagati che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini. Con il sequestro di oggi è salita a 780 milioni di euro la cifra dei beni aggrediti nell’intera provincia di Roma dall’inizio dell’anno: “Le indagini patrimoniali – ha spiegato il procuratore Francesco Prete, da pochi mesi alla guida della Procura di Velletri – devono essere il fisiologico accompagnamento nel contrasto ai reati, anche utilizzando la recente normativa del 2011, che ha permesso l’operazione di oggi”. Una strategia nata “dalla stretta collaborazione con la Dda di Roma e con i reparti investigativi della Guardia di Finanza”, ha spiegato durante la conferenza stampa a conclusione dell’operazione.