Riccardo Antonini non riavrà il suo posto di ferroviere. Lo ha deciso la corte d’appello di Firenze, confermando la decisione di primo grado del tribunale di Lucca dopo il licenziamento avvenuto nel 2011, a un anno dalla pensione. Antonini, 62 anni, 40 dei quali passati in Ferrovie, si è sempre impegnato sul fronte sicurezza, come sindacalista della Filt-Cgil. E’ uno dei volti-simbolo della strage di Viareggio: non si è tirato indietro quando la famiglia di una delle 32 vittime della tragedia del 29 giugno 2009 gli ha chiesto una consulenza tecnica per l’incidente probatorio, iniziato nel marzo 2011. Consulenza che Antonini, egli stesso viareggino, ha prestato gratuitamente. Fu conflitto di interessi secondo Rete Ferroviaria Italiana, che nel luglio 2011 lo invita a smettere e, al suo rifiuto, lo sospende per dieci giorni. 

Il 28 ottobre Antonini viene licenziato, dopo essere stato querelato dall’allora amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti. L’ingegnere contestava al viareggino di avergli rivolto pesanti ingiurie durante la festa del Pd a Genova. Accuse infondate, secondo il gip di Genova Adriana Petri che a marzo di quest’anno ha archiviato il caso.  Da oltre due anni Antonini è senza lavoro e continua a stare al fianco dei familiari delle vittime di Viareggio, chiedendo più sicurezza per macchinisti e passeggeri.  La decisione del giudice è arrivata dopo in udienza i legali di Rfi avevano rifiutato ogni conciliazione. “E’ una sentenza criminale contro la salute – commenta con ilfattoquotidiano.it – Così si invitano i manager a continuare a trascurare la sicurezza”. 

Delusi i viareggini e i ferrovieri, in servizio e in pensione, giunti da tutta Italia a dare la propria solidarietà. Tra loro anche Sandro Giuliani, anche lui, come Antonini, licenziato. “Reintegrarci – aveva detto Antonini prima della sentenza – non vuol dire solo salvaguardare il nostro posto di lavoro, ma consentire ai ferrovieri impegnati nella sicurezza di potersi esprimersi liberamente senza la cappa delle sanzioni. Il mio licenziamento non è un fatto privato e personale, ma la conseguenza di una mobilitazione che dura ininterrottamente da 5 anni, è un prezzo che abbiamo pagato, come altri, per condurre questa battaglia”. Antonini adesso punta alla Cassazione. “Questa sentenza è un motivo in più – conclude – per continuare la battaglia al fianco dei familiari delle vittime della strage di Viareggio”.