Dopo le polemiche e le condanne don Benedetto Rustico non sembra pentirsi: “Tornando indietro avrei modificato il percorso e avrei anche fatto a meno di fare la processione perché non vogliamo che la festa dia adito a situazioni lontane dal sentimento religioso” dice il sacerdote il parroco della frazione Trisilico di Oppido Mamertina dove durante la processione c’è stato un “inchino” davanti alla casa di un boss condannato all’ergastolo.  

“Certamente –  dichiara il prete al quotidiano online Strill.it – si poteva gestire diversamente. È un’amarezza che sia l’effige della statua della Madonna che la fede vengano coinvolte in cose di cui siamo certi di essere fuori, che non ci interessano e che contestiamo. Ci vuole maggiore dialogo tra istituzioni e soprattutto determinazione in certe scelte che si devono fare”.

“Ci rammarica – dice don Benedetto – che si sia potuta dare questa interpretazione e che soprattutto non ci siamo capiti bene con il maresciallo dei carabinieri. D’altronde non abbiamo avuto nessuna intimidazione a non fare questa cosa. È stato detto sarebbe opportuno non farla perché potrebbe prestarsi a questa interpretazione. E noi non vogliamo che la festa dia adito ad interpretazioni non religiose. Per cui siamo rammaricati dell’interpretazione del maresciallo così rigida e anche dell’eco sproporzionata che la stampa ha dato pur sapendo che questo non è un evento così catastrofico. Si è fatto quello che si è fatto tutti gli anni. La processione ha la consuetudine di un percorso già definito. Per alcune situazioni, in alcuni posti, la Madonna fa un giro rispetto alla posizione dove non può andare, soprattutto perché non può entrare nei vicoli. Quindi la statua si gira per guardare la strada e le case che normalmente non può guardare per una questione di percorso”.

“Rapporti tra ‘ndrangheta e Chiesa? Che io sappia non esistono. Sappiamo che è presente in tutte le realtà e sicuramente sarà presente anche in alcune manifestazioni, ma non è connivenza reale, c’è sicuramente una presenza invasiva. Per evitarla – aggiunge – il modo è evangelizzare, far capire che chi frequenta le processioni, la chiesa, la vita sacramentale, deve fare un cammino di fede”.