Dagli arresti domiciliari all’aula verde di via Fieschi, sede del consiglio regionale della Liguria. Il il 13 luglio Nicolò Scialfa, ex vicepresidente della giunta regionale ligure, indagato dalla procura di Genova per peculato, potrebbe tornare al suo posto di consigliere – che non ha mai abbandonato, essendosi rifiutato di presentare le dimissioni – recuperando per intero lo stipendio (sospeso dopo l’arresto, in applicazione della legge Severino) con tanto di bonus.

Una somma di circa 6.500 euro mensili che non gli serviranno per maturare il vitalizio – il “buco” dei sei mesi trascorsi senza stipendio agli arresti nella sua abitazione genovese di San Fruttuoso non sarà colmabile – ma gli permetteranno di maturare a fine mandato un bel gruzzolo di denaro. Circa 100mila euro. Scialfa infatti potrà chiedere la restituzione dei versamenti previdenziali effettuati durante il suo mandato – circa 70mila euro – e incasserà anche il trattamento di fine rapporto, calcolato sulla base dello stipendio mensile moltiplicato per gli anni trascorsi in via Fieschi (almeno quattro). Altri trentamila euro. In totale, 100mila euro. Esigibili pronta cassa, al momento di lasciare l’incarico, alla scadenza del mandato, nella primavera del 2015, quando i liguri voteranno il rinnovo del consiglio regionale.

Un solo ostacolo si frappone fra Scialfa e la realizzazione dell’allettante programma finanziario. Il rischio che il procuratore aggiunto, Nicola Piacente, che indaga sulle “spese pazze” in Regione, chieda al gip Roberta Bossi il prolungamento della misura cautelare a suo carico. Un precedente suggerisce di non scartare questa ipotesi. Recentemente l’ex vicepresidente della giunta, Marylin Fusco (che Scialfa aveva sostituito nella carica, prima di cadere anche lui nella tagliola dell’inchiesta della procura) e la consigliera Maruska Piredda, indagate entrambe per le “spese pazze”, sono state messe agli arresti domiciliari.

Il gip Roberta Bossi, su richiesta del pm Piacente, aveva motivato il provvedimento argomentando che le due signore (elette per l’IdV erano poi trasmigrate la Fusco nel gruppo Diritti e Libertà e la Piredda nel Gruppo Misto) avevano conservato la carica di consigliere. E quindi erano in grado di continuare a maneggiare denaro pubblico. Fusco e Piredda si erano affrettate a rassegnare le dimissioni dal consiglio e la misura cautelare era stata revocata.

Scialfa si piegherà alla prudenza e firmerà a propria volta le dimissioni da consigliere? O insisterà, come ha fatto finora, a professare la propria innocenza, rifiutandosi di fare un passo indietro in politica? Centinaia di migliaia di euro, secondo la procura della Repubblica sarebbero state dissipate negli anni 2010 e 2011 da almeno undici dei quaranta consiglieri regionali liguri. Oltre a Scialfa, Fusco e Piredda, risultano indagati in un altro troncone d’inchiesta, condotto dal pm Francsco Pinto, esponenti di Ndc, Forza Italia, Gruppo Misto, Lista Biasotti, UdC.

L’accusa di peculato rivolta a Scialfa riguarda alcune decine di migliaia di euro di spese personali fatte passare per spese istituzionali e di rappresentanza effettuate dall’ex preside di scuola, siciliano trapiantato da anni a Genova. A febbraio il tribunale del riesame che aveva respinto l’istanza di rimessione in libertà presentanta dai suoi difensori ­ gli avvocati Guido Colella e Andrea Vernazza ­ e aveva scritto: “Agli atti emerge una stridente estraneità dalle frequenti e consistenti spese contestate rispetto a qualsiasi collegamento con fini politico istituzionali, come nel caso delle ingenti spese per vino francese nel corso di una vacanza in Francia con gli amici (3.700 euro di denaro pubblico), modellismo, ipad, iphone, biancheria intima, camicie, cravatte, parrucchiere, penne Mont Blanc, tanto che lo stesso presidente Burlando nel corso di una telefonata aveva rilevato l’evidente estraneità di tali spese personali all’attività politica”. “Dopo l’uscita dal gruppo Idv – scrissero i giudici ­ e la formazione di un altro gruppo denominato Diritti e Libertà la stessa collega Fusco parlando di Scialfa rileva che evidentemente non ha imparato la lezione poiché insiste nel porre a carico dell’ente pubblico le spese per Ipad, telefoni anche nel nuovo gruppo consiliare precisando che evidentemente non capisce che i soldi sono finiti”.

L’assegnazione di Scialfa ai domiciliari era stata confermata in aprile anche dalla Cassazione. Denaro a parte, la questione è politica. E’ giusto che chi è indagato per reati pesanti, che attengono all’uso del denaro pubblico, permanga in una carica che presuppone la fiducia degli elettori? Lo Statuto regionale glielo consente ma lo Statuto lo ha votato il Consiglio regionale e visti i risultati ciò configura anche un conflitto di interessi. Chi vota la legge, poi la viola. La maggioranza di Burlando numericamente non soffrirebbe dell’eventuale forfait di Scialfa. L’uscita delle consigliere Maruska Piredda e Marylin Fusco è stata subito neutralizzata richiamando in aula i primi dei non eletti, Franco Bonello e Carmen Patrizia Muratore. Burlando dormirà sonni tranquilli fino a maggio 2015, quando i liguri torneranno a votare. E Scialfa?