L’indagine sulle “spese pazze” del gruppo consiliare Idv ha portato agli arresti domiciliari per l’ex vicepresidente della giunta regionale ligure, Nicolò Scialfa. I finanzieri hanno inoltre eseguito numerose perquisizioni a carico di altri consiglieri regionali. Scialfa, che oggi fa parte del gruppo consiliare Diritti e Libertà, è indagato per peculato, falso e truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta insieme all’attuale capogruppo e segretario regionale del partito, Maruska Piredda, e ad altri due consiglieri che a fine 2012 erano passati in altri partiti: Marilyn Fusco (Diritti e Libertà), e Stefano Quaini (Sel). Scialfa, secondo l’accusa, avrebbe sottratto dai fondi del partito 70mila euro.

Le spese fatte dal gruppo regionale ligure dell’Idv nel 2012 erano finite sotto inchiesta della Procura di Genova nell’autunno dello stesso anno. A gennaio 2013 scattarono gli avvisi di garanzia per peculato per quattro ex consiglieri regionali del partito e due funzionari: Scialfa, Piredda, Fusco Quaini, passato poi in Sel e dimessosi alcuni mesi fa da consigliere regionale. Furono indagati anche il tesoriere del gruppo, Giorgio De Lucchi e una sua conoscente.

La contestazione della falsificazione di due verbali, in particolare, è uno dei principali motivi che hanno spinto il gip del Tribunale di Genova Roberta Bossi a ordinare gli arresti domiciliari nei confronti di Scialfa. Sono infatti emersi nuovi elementi tali da “differenziare la sua posizione rispetto agli altri indagati”, ha detto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce.

La Procura indagava su voci di spesa apparentemente lontane da cose che potevano rientrare nelle cosiddette “spese di rappresentanza“: migliaia di euro per viaggi, parrucchieri, giochi, modellini di auto, frigoriferi, divani, casse di vino, oltre che per tablet, computer, capi di abbigliamento, cravatte. Era emerso che il gruppo aveva già speso a ottobre l’intera somma a disposizione per il 2012, 230mila euro, al punto che vi furono problemi per pagare i compensi dei cinque dipendenti del gruppo. Ci pensò poi di tasca propria uno dei consiglieri indagati, Maruska Piredda.

Scialfa, tuttavia, si è sempre dichiarato innocente. Proprio un anno fa, quando la Procura lo iscrisse nel registro degli indagati, l’allora vice presidente della Giunta regionale mise le mani avanti: “Mi sento in un tritacarne ma sono sereno riguardo a quello che ho fatto. Si parla di uso disinvolto dei soldi dei gruppi? In passato certe spese erano legittime e opportune, poi le stesse spese sono diventate legittime ma inopportune. Ne parlerò con i giudici e mi assumerò tutte le mie responsabilità”.