Il patto del Nazareno fa il tagliando e sembra reggere. Renzi e Berlusconi si giurano lealtà reciproca su Italicum e riforma del Senato: la legge elettorale sarà incardinata al Senato prima dell’estate (è una speranza più che un annuncio), mentre il Senato sarà composto da membri scelti con l’elezione di secondo grado. Lo spazio di manovra per il Movimento Cinque Stelle – che si era offerto quasi in zona Cesarini per avviare un dialogo – rischia di essere un po’ più stretto. “E’ pazzesco” commenta, dice Beppe Grillo che chiede di nuovo le preferenze in vista del nuovo incontro con il Pd. Ma dopo che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incontrato Silvio Berluxconi per la terza volta dopo condanna, interdizione e decadenza da senatore, la sorpresa è che a implodere per una volta è Forza Italia. Gli scontri sono esplosi durante l’assemblea congiunta dei parlamentari, con l’ex Cavaliere lì a ascoltare toni che si sono anche alzati. Oltre tre ore di confronto che hanno confermato che la fronda va molto oltre Augusto Minzolini: coinvolge figure storiche del partito come Renato BrunettaCinzia Bonfrisco e Giacomo Caliendo. Oggetto del contendere non tanto la legge elettorale (piace molto più ai berlusconiani che a una parte del Pd) quanto il Senato che molti vorrebbero elettivo. Ma alla fine di un’assemblea durata 4 ore la decisione è che sarà ancora lui, Berlusconi, a dire l’ultima parola. 

Il tagliando al patto del Nazareno: lealtà reciproca tra B. e Renzi
In mattinata Renzi ha ricevuto Berlusconi nel suo appartamento di Palazzo Chigi. Un incontro di due ore al quale hanno partecipato anche lo stesso Guerini, Gianni Letta e Denis Verdini. Dalla sede della presidenza del Consiglio sono usciti tutti contenti. “E’ stato confermato l’impianto dell’intesa raggiunta nei mesi scorsi. L’accordo regge – ha detto Guerini – E’ stato un incontro molto positivo nel quale si è confermato il percorso detto in passato. Continuiamo a tenere il confronto aperto con tutte le forze politiche e oggi abbiamo approfondito con Forza Italia perché abbiamo l’obiettivo di realizzare le riforme”. Dalle parti di Forza Italia non parla nessuno ufficialmente, ma le agenzie di stampa descrivevano un Berlusconi quasi raggiante perché durante l’incontro ha avuto la rassicurazione che l’Italicum resterà invariato. Per dirla ancora più precisamente: il tagliando di oggi al patto di Nazareno conferma che le riforme sono tutte legate, lealtà del Pd sull’Italicum, lealtà di Forza Italia sulla riforma del Senato. Da qui la “fretta” di votare la nuova legge elettorale al Senato (dopo il primo ok di Montecitorio) già prima della sospensione dei lavori di agosto. E’ vero che per qualcuno la previsione non è proprio corretta: “Ne riparleremo a settembre” dice il capogruppo di Ncd al Senato Maurizio Sacconi. Ma d’altra parte incardinare l’Italicum prima della chiusura del Parlamento eviterebbe scherzi sulle preferenze, dopo l’apertura di Renzi nell’incontro con i Cinque Stelle. Guerini, comunque, formalmente, su questo punto lascia la porta aperta: “E’ un tema aperto su cui discuteremo con tutti”. Resta però che se ci fosse una classifica delle cose che Berlusconi non vuole nei testi delle riforme, le preferenze sarebbero al primo posto. 

Forza Italia esplode: Brunetta e altri con Minzolini. Berlusconi: “Rifletto e decido io”
Berlusconi, nel corso dell’assemblea conginuta dei parlamentari alla Camera, ha spiegato ragioni e necessità di mantenere fede all’accordo, sottolineando quanto sia determinante Forza Italia per l’approvazione delle riforme costituzionali e dell’Italicum. Ma questo evidentemente non è stato sufficiente. Tra gli iscritti a parlare ha espresso il suo dissenso proprio Minzolini. Sulla stessa linea dell’ex direttore del Tg1, Bonfrisco e Caliendo: la prima molto ascoltata su questioni economiche, il secondo più volte sottosegretario alla Giustizia). Quello che conta è che sono tutti senatori. “Attendiamo un tuo segnale da leader dei moderati, così non abbiamo un’identità” ha detto Bonfrisco. Paolo Romani, capogruppo di Fi a palazzo Madama e uno degli “ambasciatori” con il ministro Maria Elena Boschi in queste settimane, è intervenuto per difendere l’accordo sulle riforme. Berlusconi, dal canto suo, non ha fatto commenti. Ma per una linea più dura e meno conciliante è anche il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta. Una situazione che avrebbe spinto l’assemblea a prendere una posizione con un voto dei parlamentari. Ma alla fine Berlusconi ha concluso l’incontro rinviando a una prossima riunione. L’ex presidente del Consiglio ha preso tempo, spiegando che lui dirà una parola definitiva sul nodo delle riforme, a cominciare dal Senato elettivo.

Il Pd, l’M5s e la legge elettorale
L’incontro tra Renzi e
Movimento 5 stelle è invece previsto per lunedì 7 luglio e trovare punti di intesa si fa sempre più complicato. Tanto più ascoltando Guerini: “La nostra disponibilità è da sempre al confronto con tutti, un invito che alcuni hanno raccolto subito e altri solo dopo anche alla luce della nostra prova elettorale”. Le premesse non sono proprio il massimo: “Il sistema elettorale che ha proposto Grillo, il Toninellum o Complicatellum, non sta in piedi, se non dal punto di vista filosofico, perché è l’unico sistema in cui chi vince non governa”, ha detto Renzi a Porta a Porta. Ma le carte sono ancora tutte sul tavolo, dopo l’incontro del 1° luglio tra la delegazione dell’esecutivo (lo stesso premier con Moretti, Serracchiani e Speranza) e quella del Movimento (Di Maio, Toninelli, Buccarella, Carinelli). “Gli accordi con Berlusconi e Grillo non li facciamo sul governo. Se le cose funzionano bene è merito nostro, se non funzionano è colpa mia. Berlusconi fino adesso ha rispettato tutti gli impegni e spero si possa fare anche con Grillo, le regole si scrivono insieme“.