Riduzione dei tempi della giustizia civile con l’obiettivo di arrivare alla sentenza di primo grado entro un anno. Dimezzamento dell’arretrato che ha raggiunto le dimensioni monstre di 5,2 milioni di processi pendenti. Una “corsia preferenziale” in tribunale per le imprese e le famiglie. Ma anche una “dicussione” sulle intercettazioni telefoniche, in particolare sui criteri di pubblicabilità da parte dei mezzi d’informazione. E ancora, carriere in magistratura per merito e non in base all’appartenenza a una corrente. Po la riforma del Csm, al termine della quale dovrà essere netta la distinzione tra “chi nomina e chi giudica”.

Sono alcuni dei 12 punti che costituiscono l’ossatura della riforma della giustizia. Ossatura, appunto, perché oltre a quelle scarne 12 frasi c’è poco altro. Anche sulla giustizia Matteo Renzi prosegue nel solco del percorso imboccato per gli interventi sulla pubblica amministrazione e prima ancora per il bonus degli 80 euro. Lo schema è noto: riunione del Consiglio dei ministri, rapida presentazione in conferenza stampa, rinvio dei testi definitivi a una data successiva. In questo caso l’1 settembre, quando si concluderà il periodo di “consultazione” durante i quali i cittadini sono chiamati a dire la loro sulla scarna ossatura dei provvedimenti.

“Sono vent’anni che sulla giustizia si litiga senza discutere, la rivoluzione orlandiana (nel senso del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ndr) è discutere senza litigare”, spiega Renzi, particolarmente soddisfatto per l’avvio del voto in Commissione sulla riforma del Senato (“si è iniziato a votare alla faccia dei gufi”, e “rispetto al problema posto dai Cinque Stelle il Pd risponderà con una lettera pubblica sul tema delle riforme e della legge elettorale”). 

La scommessa del governo, dunque, è che ora “si possa discutere di giustizia in modo non ideologico. Per questo vogliamo aprire per due mesi, dal 1 luglio al 31 agosto, la discussione sulla giustizia su rivoluzione@governo.it. Il sito del ministero offrirà le bozze di discussione su cui stiamo ragionando con un meccanismo partecipativo”. “Stiamo facendo la più grande operazione partecipata della storia della Repubblica italiana”, rivendica il presidente del Consiglio ricordando le decine di migliaia di mail ricevute sulla pubblica amministrazione. 

. Solo tre parole, invece, per comunicare che il Cdm non ha esaminato, come invece era previsto, la riforma del terzo settore: “Non era pronta”.

Ed ecco gli altri punti della riforma della giustizia elencati da Renzi. Sì alla responsabilità civile dei magistrati, ma in linea con il modello prevalente in Europa e senza “fughe punitive né volontà di insabbiare il referendum”. Riforma del disciplinare delle magistrature amministrative e contabili. Un reato di falso in bilancio “degno di questo nome” e via libera alle norme sull’autoriciclaggio. Riforma della prescrizione, perché “un Paese civile non può non giudicare qualcuno perché il tempo è stato troppo lungo”.

E la riforma delle intercettazioni, “l’unico terreno su cui non abbiamo pronta una norma. Vogliamo aprire discussione con la stampa e gli operatori dell’informazione. Un magistrato deve essere libero di intercettare, ma dove sta il limite della pubblicabilità? Ci sono vicende personali che attengono alla privacy e che possono essere slegate dalle indagini. A volte è mancato il rispetto”. Quindi ora servono nuovi paletti, da stabilire però con l'”aiuto”dei direttori dei quotidiani: “Faccio appello ai direttori, aiutateci a capire che cosa è giusto fare. Qual è il limite per la pubblicazione? Non c’è? Alla fine dei due mesi decideremo. Il punto centrale è che nessuno vuole bloccare le intercettazioni dei magistrati, strumento al servizio della giustizia”. Poi l’informatizzazione integrale del sistema giudiziario e la riqualificazione del personale amministrativo. 

Il Cdm ha dato anche il via libera al progetto di smaltimento della Costa Concordia a Genova. “Nei tempi previsti verrà smaltita in Italia. La soluzione su cui i privati hanno convenuto e che noi abbiamo autorizzato permetterà di intervenire nel porto di Genova”. Il governo ha poi preso atto della proposta di nomina a commissario europeo per i prossimi quattro mesi, in sostituzione di Antonio Tajani che va all’Europarlamento, del diplomatico Ferdinando Nelli Feroci. Nelli Feroci, oggi presidente dell’Istituto affari internazionali (Iai) e della Simest, fino a un anno fa era rappresentante italiano presso l’Ue a Bruxelles. Dal 2004 al 2006 è stato direttore generale per l’Integrazione europea del ministero degli Esteri, poi dal 2006 al 2008 capo di gabinetto alla Farnesina con Massimo D’Alema. Dal 2008 allo scorso anno ha guidato la rappresentanza italiana.

Renzi ha ricordato anche che è stata confermata la rimozione del prefetto di Perugia Antonio Repucci, protagonista delle frasi shock sulle madri dei figli drogati dopo le quali il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ne aveva annunciato l’allontanamento.