La storia si cambia con le rivoluzioni. E anche Cesare Prandelli lo fa a modo suo, rivoltando l’Italia per cercare la qualificazione agli ottavi di finale in quella che nelle scorse ore ha definito “la gara della vita”. Fine del 4-1-4-1, grande affidamento sul blocco Juve e Ciro Immobile accanto a Mario Balotelli per aggredire l’Uruguay, anche se la matematica dice che agli azzurri basta un pareggio. Cadono tutti i dogmi del ct di Orzinuovi nella sfida di Natal dopo la pessima prestazione con la Costa Rica che ha complicato lo sbarco alla seconda fase del Mondiale.

La definizione in caso di débacle l’ha scritta Gigi Buffon, il capitano: “Un fallimento”. Sarebbe il secondo consecutivo dopo il “mondialaccio” giocato in Sudafrica dalla nazionale di Lippi. Fu inatteso allora, lo sarebbe ancora di più in Brasile dopo la partenza lanciata contro l’Inghilterra. Ecco allora perché quella di Prandelli diventa una rivoluzione necessaria: tentarle tutte per riprendersi la scena e correre a briglie sciolte dagli ottavi. L’Italia l’ha fatto più volte nella storia della Coppa del Mondo, in primis durante Spagna ’82. Uno scenario troppo lontano per poter reggere il paragone, anche perché in quell’occasione Enzo Bearzot rimase fermo sulle sue posizioni mentre tutta il Paese chiedeva di cambiare.

Oggi Prandelli deve farlo, invece. Anche per necessità dopo il forfait di De Rossi. Il tecnico di Orzinuovi lascia inalterato un solo ‘verbo’: il centrocampo dev’essere folto e controllare il gioco, a ritmi vivaci. Una scelta strategica che davanti all’Uruguay, lo dicono le statistiche, ha senso di esistere. La nazionale di Tabarez ha battuto l’Inghilterra tenendo basso il baricentro, controllando poco il pallone e lanciando subito i due attaccanti. Davanti a Buffon ci arriverebbero comunque e allora tanto meglio approcciare alla gara con una propulsione offensiva maggiore, affidando la difesa del fortino al pacchetto juventino. Ecco allora rispolverato il 3-5-2, con Barzagli, Bonucci e Chiellini chiamati a soffocare il talento offensivo uruguaiano. Per fermare El Matador ed El Pistolero ci vorranno una difesa fisica organizzata come un squadra antisommossa. Una motivazione in più per il terzetto è arrivata dallo stesso attaccante del Liverpool, poco politically correct: “L’Italia è carente in difesa”.

La qualità, ossessione di Prandelli, passa per Pirlo-Verratti, sacrificata nel pomeriggio nero di Recife. L’aveva caldeggiata anche l’Archimede bresciano dopo l’esordio (“Avanti con Marco”) nonostante il parigino non avesse brillato particolarmente nella notte di Manaus. Il centrocampista sa che altra qualità accanto ai suoi piedi fatati vuol dire più cose. Pirlo più Verratti vuol dire moltiplicazione di cervello, meno possibilità per i mediani avversari di mordere le caviglie sulla fonte di gioco e di conseguenza maggiore chance di dar sfogo allo spirito creativo. Che questa volta dovrà innescare la corsa di due esterni alti, anche se con dna difensivo, come i giovani De Sciglio (finalmente recuperato) e Darmian, di nuovo portato nella sua culla sulla fascia destra. Pepe verde in fascia, chiamato a insaporire gli attacchi e a rinculare in difesa. L’altra opzione per i due playmaker è il suggerimento per le incursioni di Marchisio, stanco sì ma sempre pronto a leggere le difese con i suoi tagli. E poi doppia scelta in attacco, dove Balotelli ritrova il suo habitat naturale: avendo Immobile come spalla, avrà più libertà di movimento e meno rigidità tattica. L’attaccante rossonero potrà così accorciare verso la trequarti sgombrando l’area per le progressioni del compagno di reparto o per sganciare siluri dal limite.

Nel cuore della difesa della Celeste, sarà Immobile a dover ruggire in faccia al laziale Muslera. Atteso, invocato, sacrificato, avrà la sua chance. Prandelli conta sullo stomaco vuoto del capocannoniere della serie A, a caccia di un palcoscenico internazionale. Tutti i pensieri che l’attaccante napoletano ha tenuto dentro dall’arrivo in Brasile dovranno risuonare in campo con la parola preferita per una punta, l’unica che interessa a tutti: gol. Sembra strano ma, senza svarioni difensivi degli juventini, quelle tre lettere faranno probabilmente rima con qualificazione. Granata e bianconeri compongono otto undicesimi dell’Italia anti Uruguay: Torino-Juventus questa volta non è un derby, ma un’alleanza azzurra per evitare il fallimento.

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