La stella è in panchina. Fabio Capello guiderà stasera la sua Russia all’esordio mondiale contro la Corea del Sud (segui la diretta), in una partita che chiuderà il quadro del primo turno. E potrebbe essere già decisiva per la qualificazione nel girone H, che comprende anche il Belgio, una delle squadre più attese, pronosticata come possibile sorpresa del torneo. Della Russia, invece, fin qui si è parlato poco. Forse perché meno appariscente rispetto al passato: totalmente autarchica, con giocatori che militano tutti nella Russian Premier League, e nessuno “straniero”.

Sulla carta, si tratta di una Russia senza troppo talento: la generazione d’oro, che aveva portato all’exploit di Euro 2008 (quando la nazionale allora allenata da Dick Advocaat arrivò fino alle semifinali, miglior risultato dell’epoca post-sovietica), è finita. I vari Arshavin e Pavlyuchenko, Anyukov, Pogrebnyak e Zyrianov, che tra il 2007 e il 2008 avevano stupito l’Europa con le loro imprese a livello di club e di nazionale, non ci sono più. Di quella squadra è rimasto solo Yury Zhirkov, allora terzino, oggi avanzato sulla linea dei trequartisti. Una scelta tattica indicativa: della generale mancanza di qualità in rosa (se è necessario spostare un difensore più avanti), ma anche della maggior compattezza dello schieramento. L’arma in più, infatti, sarà la tattica di Fabio Capello. Il tecnico italiano (l’allenatore più pagato dei Mondiali, con i suoi otto milioni lordi di stipendio l’anno) è diventato il leader indiscusso di una squadra senza più prime donne in campo. Ha imposto i suoi rigidi dettami tattici ai giocatori e li ha portati due settimane in ritiro nel caldo torrido di Mosca per prepararli alle dure condizioni climatiche del Brasile. Poi, ha deciso di vietare totalmente l’uso dei social network (da Twitter a Facebook) per tutta la durata del torneo.

La Russia è il suo regno e sembra essere l’ambiente ideale per i suoi metodi di allenamento autoritari. Tanto che la Federazione gli ha già rinnovato il contratto fino al 2018, anno in cui il Paese ospiterà la prossima edizione dei Mondiali, vero obiettivo di Capello e della nazionale. Ma prima c’è Brasile 2014: un banco di prova importante per il percorso intrapreso dalla squadra dell’allenatore friulano. E l’ultima occasione della carriera per tanti componenti della rosa. Persi i campioni del 2008, l’undici russo è formato in prevalenza da giocatori di medio livello, nel pieno della maturità calcistica: dal capitano Bereztuskij al faro del centrocampo Denisov, da Fayzulin alla punta Kherzakov, tutti sono vicini ai 30 anni. E probabilmente non faranno parte del prossimo corso della nazionale. A loro si aggiunge il brio di qualche talento più giovane: è il caso di Alan Dzagoev, stellina ancora non pienamente esplosa a livello internazionale, e di Aleksandr Kokorin, classe ’91, il nuovo che avanza in attacco.

Il mix non è entusiasmante, ma il 4-2-3-1, pronto a diventare 4-5-1 in fase di non possesso, è estremamente compatto. E infatti la Russia è riuscita a qualificarsi al torneo (da cui mancava dal 2002) dalla porta principale, mandando agli spareggi il Portogallo di Cristiano Ronaldo. La partita di stasera contro la Corea del Sud è fondamentale per il passaggio del turno. Obiettivo minimo di questa nazionale, ma comunque storico: mai, infatti, la Russia è riuscita ad arrivare agli ottavi ad un mondiale, da quando si è disciolta l’Urss. Superare il girone significherebbe per Fabio Capello raggiungere un primo, importante traguardo, a livello di autostima della squadra e credito personale. Poi, dal giorno dopo la fine del torneo, si volterà pagina. Sarà rivoluzione: tanti lasceranno, a suon di investimenti sul campionato locale e nelle accademie giovanili si comincerà a progettare la nazionale del futuro, che dovrà essere competitiva ai Mondiali di casa. Alla Russia non è mai piaciuto far brutte figure. E nemmeno a Fabio Capello, il suo nuovo zar del pallone.

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