Bar chiusi e divieto di proiezioni all’aperto. Nello stato di Adamawa solo pochi fortunati potranno vedere l’esordio ai Mondiali della Nigeria, che questa sera giocherà contro l’Iran (segui la diretta). L’area in questione, infatti, si trova a nord est del paese ed è tra le più colpite dagli attacchi di Boko Haram, il gruppo terroristico che vuole istituire uno stato islamico nel Paese. Negli ultimi anni i suoi militanti hanno dato alle fiamme decine di chiese e, di recente, si sono resi protagonisti del rapimento di un gruppo di studentesse. Ma ora nel mirino dei jihadisti c’è anche il calcio e le minacce di possibili attentati hanno spinto le autorità di Adamawa a vietare le visioni pubbliche delle partite dei Mondiali in Brasile. Il leader dell’organizzazione Abubakar Shekau ha più volte condannato lo sport in alcuni dei suoi interventi video, sostenendo che il pallone, al pari della musica e dell’alcool, è lo strumento con cui l’Occidente cerca di corrompere i fedeli e distruggere l’Islam. Il nome Boko Haram, d’altra parte, tradotto dalla lingua hausa significa “l’educazione occidentale è vietata”.

E non è la prima volta che un gruppo terroristico decide di colpire in Africa durante un mondiale di calcio. Il precedente più vicino risale a quattro anni fa, quando durante i Mondiali sudafricani 70 persone furono trucidate dall’esplosione di due bombe messe in un ristorante di Kampala, in Uganda, dai terroristi somali. L’intelligence americana teme che il paese possa essere di nuovo vittima di un attacco e ha invitato l’Uganda, impegnata nella lotta agli Shebab, a seguire l’esempio nigeriano e vietare la visione collettiva delle partite. Anche Burundi ed Etiopia saranno sotto la minaccia di attacchi terroristici nei prossimi giorni. Due settimane fa un ordigno nello stadio di Mubi, nel nord ovest della Nigeria, ha causato 40 vittime durante una partita. Pochi giorni prima, invece, alcune persone sono state uccise mentre guardavano la finale di Champions League tra Atletico e Real Madrid.

Il coprifuoco deciso dal governo di Adamawa non ha una data di scadenza ma la notizia sta già facendo disperare migliaia di abitanti della zona. In Nigeria, infatti, è raro trovare televisori nelle case; i grandi eventi si guardano al bar o nei locali messi a disposizione dalle amministrazioni locali. “Sappiamo di provocare un dolore ai tanti appassionati di calcio della nostra regione – ha detto un rappresentante del governo – e siamo consapevoli che la nostra decisione causerà un danno a molti commercianti. Ma la sicurezza dei cittadini è troppo importante e non possiamo correre rischi”. I campioni d’Africa della Nigeria non sono in un momento di grande forma fisica, ma nel girone con Iran, Bosnia e Argentina hanno qualche possibilità di passare il turno. I terroristi sono ormai in guerra aperta con la nazionale allenata da Steven Keshi, che ha detto di voler pensare solo a “giocare bene e fare qualcosa di positivo per il paese”. Il ct ha convocato calciatori di tutte le etnie e confessioni religiose e questo ha fatto infuriare i capi di Boko Haram che hanno bollato come “traditori venduti all’occidente” i cinque atleti musulmani che fanno parte della spedizione brasiliana delle Super Aquile.

Lo speciale mondiali de ilfattoquotidiano.it