Il mezzo milione destinato a Marco Milanese era finito dietro a un armadio della sede del Consorzio Venezia Nuova, il pool di imprese travolto dallo scandalo del Mose. Accadde quando la Guardia di Finanza arrivo negli uffici del Cvn per iniziare una verifica fiscale. Proprio quel giorno il mezzo milione doveva passare di mano. L’episodio lo racconta in un interrogatorio Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Giancarlo Galan, una delle figure chiave dell’inchiesta, già arrestata nel primo filone dell’indagine, quello sulla Mantovani, e indagata anche in quello sul Mose. “Quella volta che la Guardia di Finanza arrivò in Consorzio Venezia Nuova a fare l’ispezione – riferisce Minutillo al pm – e Neri (uomo di fiducia di Mazzacurati, anch’egli indagato, ndr) aveva nel cassetto 500mila euro da consegnare, dissero, perché io non c’ero… Mi raccontarono ‘pensa che c’era Neri che aveva nel cassetto 500mila euro da consegnare a Marco Milanese per Tremonti, e li buttò dietro l’armadio'”. “La Guardia di Finanza – prosegue Minutillo nell’interrogatorio – sigillò l’armadio e la sera andarono a recuperarli”. Quel riferimento a Tremonti in realtà non ha niente a che vedere con illeciti, secondo inquirenti e giudici. I contatti degli imprenditori di Cvn (in particolare l’allora presidente Mazzacurati) con i politici sono parecchi. Con Letta, con Tremonti. Con il ministro dell’Economia Mazzacurati si vede per esempio il 17 giugno, pochi giorno dopo che sono stati sbloccati i finanziamenti per il Mose da parte del Cipe. Ma, tiene a precisare il gip Alberto Scaramuzza, sono “contatti del tutto privi di rilievo penale con l’on. Letta e con il min. Tremonti, non risultando da parte degli stessi alcun tipo di richiesta, ma risultando esclusivamente un interessamento da parte degli stessi rispetto ad un’importante opera quale il MOSE,rientrante nella tisiologia dei rapporti politico-istituzionali”.