Meriam Ibrahim, la 27enne cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia, sarà liberata nei prossimi giorni. A confermarlo alla Bbc è il sottosegretario agli Esteri sudanese Abdullahi Alzareg secondo il quale il Sudan garantisce la libertà religiosa e si preoccupa di proteggere la donna. Anche l’organizzazione Italians for Darfur, molto attiva fin dall’inizio per risolvere il caso Meriam, conferma che la scarcerazione della donna è imminente. Antonella Napoli, responsabile dell’ong italiana, ha citato i legali sostenendo che “cadono le accuse in quanto la costituzione del Sudan riconosce la libertà religiosa”. Un altro avvocato del collettivo, Al Shrif, è stato più prudente, parlando di una scarcerazione “non prima di due settimane”.

Meriam, laureata in medicina, era stata arrestata lo scorso febbraio in seguito alla denuncia di un parente. Nei giorni scorsi aveva partorito in carcere la sua seconda figlia e attualmente si trova in cella con la bambina e il primo figlio di 20 mesi. Un tribunale di Khartoum l’aveva condannata il 15 maggio scorso dopo che la donna si era convertita al cristianesimo, nonostante il padre fosse musulmano. All’udienza il giudice Abbas Mohammed Al-Khalifa si era rivolto all’imputata chiedendole se rifiutasse ancora di convertirsi all’Islam. “Io sono cristiana e non ho commesso apostasia”, è stata la replica. Il verdetto, poi scongiurato, ha sconcertato il mondo intero: “Ti abbiamo dato tre giorni di tempo per rinunciare ma tu continui a non voler tornare all’Islam e dunque ti condanno a morte per impiccagione”, aveva dichiarato il giudice. Inoltre con la sentenza il suo matrimonio cristiano, celebrato nel 2011, era stato annullato e Meriam aveva subito anche una condanna a cento frustrate per adulterio. Tuttavia Italians for Darfur aveva annunciato che entro poche settimane ci sarebbe stato un nuovo processo, in cui era esclusa la pena di morte.