Più poteri all’Anticorruzione e a chi la guida, Raffaele Cantone. L’obiettivo del governo dopo la tempesta che – con gli arresti della “cupola” degli appalti – continua a soffiare su Expo 2015 si concretizzerà – a stretto giro del post elezioni – con un mini decreto legge, che, secondo il Corriere della Sera, dovrebbe consentire al già pm anticamorra di agire con più strumenti, più personale (mancano ancora gli altri quattro componenti dell’Autorità) e con più poteri. Forse non tutti ricordano che il magistrato – che ritiene che forse i Casalesi siano più facili da combattere rispetto ai tangentari – è stato l’autore di una critica relazione della Cassazione – proprio su concussione e corruzione come configurati dall’orma rottamanda legge Severino. Quindi oltre che al fiuto di cacciatori di criminali organizzati Cantone può contare su una conoscenza profonda dei reati tipici dei colletti bianchi. E pensare alle eventuali contromisure.   

Nel decreto non ci sarà alcun riferimento al potere di revoca degli appalti sul quale lo stesso premier Matteo Renzi ha detto che bisogna andarci con i piedi di piombo: “Va verificato dal punto di vista amministrativo”.  Anche perché come sottolinea lo stesso presidente del Consiglio: “Cantone non è un supereroe … non può essere un sostituto del pm a Milano ma neanche un passatimbri”. Sotto il profilo della prevenzione invece l’Authority avrà un accesso a tutte le informazioni, non quelle su cui vige naturalmente il segreto istruttorio. Ma il problema sono altri e il primo lo pone il presidente del Senato: “Sull’Expo avevamo cercato di fare dei filtri, quando ero procuratore antimafia, riuscendo a bloccare la criminalità organizzata ma poi abbiamo visto che i soliti faccendieri e i comitati d’affari hanno cercato di pilotare gli appalti che hanno portato all’inchiesta – dice Piero Grasso – . Contro questi comitati d’affari dobbiamo fare qualcosa. Non bastano le indagini occorre una attività di tipo preventivo”. Attività che il ministro dell’Interno ieri disegnava in questi termini: “Mettere in squadra Prefettura, forze dell’ordine e Anticorruzione”.

L’Authority di fatto avrà solo un potere sanzionatorio (multe, imporre l’espletamento di obblighi inevasi) e un potere ispettivo, prevedendo la possibilità di utilizzare, in funzione preventiva, la Guardia di Finanza per visionare documenti e verificare connessioni sospette. Perché in presenza di un reato, infatti, agisce la Procura. Al momento quindi l’Anticorruzione può intervenire solo sulle amministrazioni pubbliche e sulle società dove l’ente pubblico ha il controllo o esprime gli amministratori: di fatto quindi l’Esposizione Universale è fuori dal suo raggio d’azione. Ma il controllo dell’Authority dovrà avvenire a monte, prima che il reato sia compiuto e la bustarella sia versata

Il secondo problema non è meno rilevante. A Cantone verranno dati questi poteri dal governo in cui ci sono almeno due ministri, Maurizio Lupi e Angelino Alfano, che vengono citati ed evocati proprio dagli indagati che ora sono in carcere per avere, secondo la Procura di Milano, inquinato o aver tentato di manovrare gli appalti per Expo, per la Città della Salute e sanità lombarda. I ministri non sono indagati e hanno smentito qualsiasi rapporto con Greganti, Frigerio, Grillo&co. Ma gli arresti sono arrivati molto velocemente. 

Intanto proprio oggi si apre una settimana decisiva: parte oggi un nuovo round di interrogatori dei pm. Che vedrà Angelo Paris, ex manager Expo, interrogato dagli inquirenti dopo le prime ammissioni davanti al gip. Per martedì pomeriggio, invece, è fissato il secondo interrogatorio di Sergio Cattozzo, che ha già iniziato a collaborare davanti ai magistrati (che attendono anche la decisione del Riesame su 12 arresti rigettati) e che dovrà fornire dettagli sulla presunta “contabilità delle tangenti”, sui documenti e le agende che gli sono stati sequestrati. In ballo, in questi giorni, bisogna ricordarlo, ci sono l’introduzione nel codice penale dell’autoriciclaggio e la reintroduzione del falso in bilancio depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi. Entrambi sono reati economici legati a doppio filo con la corruzione, contro la quale un’ulteriore arma è l’aumento dei termini di prescrizione, su cui c’è già l’impegno del ministro di Giustizia Andrea Orlando.