A due giorni dal verdetto della Cassazione con la conferma della condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri interrogato in Procura a Beirut. L’ex senatore è stato portato negli uffici della procura generale della capitale libanese per essere interrogato nell’ambito delle procedure riguardanti la richiesta di estradizione che alcuni fonti in Libano ritengono sia difficile possa avvenire in tempi brevi.

L’ex senatore di Forza Italia è arrivato a palazzo di Giustizia dall’ospedale Al Hayat, dove è ricoverato in stato di detenzione. Dell’Utri deve essere sentito dalla sostituta procuratrice generale Nada Al Asmar, alla quale il procuratore generale ha affidato il caso. L’interrogatorio odierno avviene nell’ambito delle procedure previste per l’estradizione, prima che la procura generale invii un rapporto con le sue valutazioni al ministero della Giustizia. Sarà quest’ultimo, insieme con il primo ministro, che dovrà prendere la decisione finale. L’eventuale decreto di estradizione dovrà essere poi firmato dal presidente della Repubblica.

Sull’ipotesi di estradizione, interviene anche il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. “La sentenza definitiva che ha condannato il senatore Marcello Dell’Utri a sette anni di carcere non è affatto una sentenza politica – ha detto-. È una sentenza confermata nei vari gradi di giudizio, e per ultimo anche dalla Corte di Cassazione, e che riguarda i rapporti di un uomo con la criminalità organizzata…”. Messineo, commentando le dichiarazioni rese dall’eb braccio destro di Silvio Berlusconi dall’ospedale libanese in cui è ricoverato dopo l’arresto del 12 aprile scorso, ha aggiunto che si tratta “di esternazioni comprensibili di chiunque venga condannato, ma non bisogna prestarvi attenzione”, ha aggiunto Messineo a margine di un seminario sulle misure di prevenzione in corso alla Guardia di Finanza di Palermo. E sulle eventuali difficoltà per l’estradizione dell’ex senatore, Messineo spiega: “Non sono un esperto del diritto libanese, ma se, come ho letto, la legge libanese non contempla l’ipotesi del concorso esterno in associazione mafiosa, potrebbero sorgere problemi in sede di estradizione”. 

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ieri era però fiducioso. A Torino per il Salone del Libro, il Guardasigilli aveva ribadito di “aver avviato nei tempi più rapidi tutte le procedure previste”. Via Arenula subito dopo la sentenza degli ermellini ha integrato la documentazione necessaria per l’estradizione di Dell’Utri: “Abbiamo fatto tutto quanto previsto dai trattati, e anche di più – aveva sottolineato Orlando -. Lo abbiamo fatto con particolare scrupolo. E non perché si tratta di Dell’Utri, ma perché c’è un atteggiamento sospetto, rispetto al quale facciamo tutto il possibile affinché la sentenza possa avere attuazione”.