Marcello Dell’Utri dal letto dell’ospedale di Beirut sogna i servizi sociali. Gli stessi a cui è stato affidato l’amico di una vita Silvio Berlusconi. E’ questo il fil rouge che unisce il destino del fondatore di Forza Italia e del suo storico leader, entrambi condannati definitivamente dalla Cassazione. Reati diversi, pene diverse. Per Dell’Utri la Suprema Corte ha confermato i sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre per l’ex Cavaliere sono quattro anni per evasione fiscale (di cui tre coperti dall’indulto del 2006). L’ex premier ha già iniziato il suo affidamento in prova presso l’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Per l’ex dirigente di Publitalia, invece, la pena è tutta da scontare. Perché Dell’Utri, definito da B. “persona perbenissimo” nonché “più colto bibliofilo italiano”, è agli arresti ospedalieri a Beirut e l’estradizione è tutt’altro che scontata. Eppure Marcello ha le idee chiare. “Sono un prigioniero politico”, spiega dalla clinica al giornalista Francesco Viviano di Repubblica, e in caso di estradizione vuole “essere affidato ai servizi sociali”. “Vorrei fare quello che fa il Presidente Berlusconi – precisa – ma io sono condannato per mafia e non posso assistere gli anziani come sta facendo lui. Posso solo assistere, se me lo permetteranno, i carcerati“. E parla anche di Vincenzo Speziali, il “tramite” su cui puntava Scajola per impedire o ritardare il ritorno del parlamentare condannato Matacena, che avrebbe aiutato anche la sua “fuga”.

Il sogno sfuma, ma Dell’Utri da Beirut non si nasconde e critica la decisione della Cassazione. “Quella di venerdì è stata una ‘sentenza politica’: una sentenza già scritta di un processo che mi ha perseguitato per oltre 20 anni soltanto perché ho fatto assumere Vittorio Mangano come stalliere nella villa di Arcore del presidente Silvio Berlusconi. Una persona per me davvero speciale anche se aveva dei precedenti penali: per me Mangano era un amico e basta”. La partenza per il Libano, poi, è stata alla luce del sole. “Sono venuto qui senza nascondermi – continua l’ex parlamentare di Forza Italia – e da quando sono a Beirut ho sempre usato il mio cellulare, che probabilmente poteva essere intercettato. Io sono partito con il mio nome e cognome, non ho usato altri mezzi”. La sua condizione attuale? Non è certo la migliore. “Io sono qui in ospedale e le posso assicurare che, come si dice a Palermo, ‘meglio il carcere che una brutta malattia‘”. 

A chi gli domanda perché sarebbe fuggito proprio a Beirut e proprio a pochi giorni dalla pronuncia definitiva della Cassazione risponde che, visto che doveva curarsi, il personale medico libanese è bravissimo. “Ero un libero cittadino – puntualizza  – avevo un regolare passaporto e potevo andare dove volevo. Ho scelto il Libano perché qui ci sono medici bravissimi. E sono partito in compagnia di mio figlio Marco. Non sono fuggito, come è stato scritto”. Nell’intervista parla anche dell’ex premier libanese Gemayel, candidato alle presidenziali di aprile nonché leader dei falangisti cristiano-maroniti. Gli stessi, per capirci, responsabili del massacro di Sabra e Shatila. La stampa italiana aveva riferito che Marcello Dell’Utri, al momento dell’arresto, si trovava in Libano perché inviato da Berlusconi, al quale Putin avrebbe chiesto aiuto per la campagna elettorale di Gemayel. “Io so chi è Gemayel, certo che lo conosco – prosegue l’ex senatore -, ma non l’ho mai incontrato durante la mia permanenza in Libano. Non c’era motivo: non ho avuto alcuna ‘protezione’, né ‘assistenza’, sono venuto qui da solo e basta”. L’ex senatore parla anche di Vincenzo Speziali, nipote omonimo dell’ex parlamentare calabrese di Forza Italia sposato con la nipote di Gemayel, considerato dalla Dia fra i tramiti di Claudio Scajola per impedire l’estradizione dell’ex deputato Matacena, raggiunto a Dubai da ilfattoquotidiano.it

Speziali avrebbe avuto un ruolo anche nella fuga di Marcello Dell’Utri. “Vincenzo Speziali? Il nipote omonimo del mio ex collega di partito? – dice Dell’Utri –  Certo che lo conosco, l’ho incontrato diverse volte perché voleva candidarsi nel Pdl e quindi l’ho incontrato, ma è ormai da tempo che non lo vedo e non lo sento. Non so da dove spuntino questi tabulati”. Risulta infatti che i due si siano sentiti più volte, prima e dopo il viaggio in Libano