A due giorni dai fatti dell’Olimpico le autorità stanno vagliando un daspo di 5 anni, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, per Gennaro De Tommaso, detto Genny ‘a Carogna, il capo ultras (figlio di un affiliato a un clan camorristico, con precedenti per spaccio di stupefacenti e un arresto, nel 2008, per traffico di droga) che sabato ha trattato con il centrocampista del Napoli Marek Hamsik e le forze dell’ordine sull’assenso dei tifosi napoletani a fare iniziare la partita. È stato De Tommaso ad alzare il pollice verso la curva e a gridare “Si gioca”, dando l’ok della curva partenopea al fischio d’inizio. Adesso nei suoi confronti è potrebbe essere disposto il daspo per essersi arrampicato sulle barriere che dividono gli spalti e il campo e per avere indossato la maglietta “Speziale libero”. Un chiaro riferimento al ragazzo catanese condannato a 8 anni in via definitiva per la morte dell’ispettore Filippo Raciti. Particolare, quello della maglietta, che era ben visibile a qualsiasi spettatore davanti ai teleschermi per la finale, ma che non ha provocato “reazioni istituzionali” mentre la trattativa era in corso. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, dal canto suo, precisa che la partita “è stata avviata perché l’ordine pubblico era garantito dentro e fuori lo stadio” e che fra ultras e forze dell’ordine non sarebbe avvenuta alcune trattativa. 

Quattro fermi per la sparatoria fuori dall’Olimpico – Il procuratore Pier Filippo Laviani e al pm Antonino Di Maio hanno chiesto alla procura di Roma la convalida del fermo delle quattro persone coinvolte nella sparatoria fuori dall’Olimpico. In particolare di Daniele De Santis, l’ultrà della Roma che, secondo le ricostruzioni, avrebbe sparato contro i tre tifosi del Napoli, ferendone uno in maniera grave. Le accuse per lui sono di tentato omicidio, porto e detenzione di arma abusiva e rissa. L’altra richiesta del fermo è stata inoltrata per la vittima più grave: Ciro Esposito, il ragazzo trentenne che è ancora in gravissime condizione al Gemelli. Lui è accusato di rissa come anche gli altri due tifosi del Napoli: Alfredo Esposito, 43 anni, ferito alla mano destra, e Gennaro Fioretti, 32 anni. Ciro Esposito è ricoverato al policlinico Gemelli di Roma. “Ha trascorso una notte stabile con un discreto equilibrio delle funzioni vitali”, si legge nel bollettino del policlinico. Nel pomeriggio di domenica era stato sottoposto all’intervento di rimozione del proiettile, decompressione midollare e stabilizzazione vertebrale. Le sue condizioni rimangono critiche e quindi la prognosi resta riservata. Intanto Daniele De Santis è stato dimesso nel pomeriggio di domenica dallo stesso ospedale, dove era stato medicato a una gamba.  

La reazione del presidente del Coni Giovanni Malagò – “È imbarazzante la reiterazione di quello che avviene negli stadi, in situazioni fotocopia di quanto è accaduto anni fa. Significa che o non si è fatto nulla o lo si è fatto male”, accusa il presidente del Coni Giovanni Malagò.  “Dire che sono amareggiato, arrabbiato per quello che ho visto è dire poco”, prosegue il numero uno dello sport italiano, che martedì 6 maggio porterà la questione nella giunta del Coni. “Personalmente, dal primo giorno della mia presidenza, ho denunciato che ci sono cose che nel calcio non funzionano anche se sono in molti a sostenere il contrario. Purtroppo in tanti mettono bocca su questa materia e al momento delle decisioni importanti si rimpallano le responsabilità, dicendo che il problema non investe la loro competenza”, ha aggiunto Malagò, “ognuno dice di aver fatto il proprio dovere, se così fosse non saremmo a questo punto”. Sulla possibilità che la finale della Supercoppa italiana fra Juventus e Napoli non si giochi all’Olimpico il presidente ha spiegato che “non è una cosa che dipende dal Coni. È un discorso che deve decidere la Lega, il Coni su questo si limita a dare lo stadio compatibilmente con le sue esigenze e la programmazione”.