Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, prosegue sulla sua linea: “Lo Stato non tratta con le curve”. E lo dice in una intervista alla radio Rtl nel giorno in cui il quotidiano La Stampa pubblica una intervista al premier che promette che dopo le elezioni qualcosa cambierà. “La cosa più sconvolgente” per Matteo Renzi è stato “vedere i giocatori che andavano a parlare con i capi delle tifoserie“.

Renzi: “Tra luglio e agosto pensiamo a come restituire il calcio alle famiglie”. “Voglio far passare le elezioni perché è da sciacalli buttarsi su quello che è successo quando c’è un ragazzo che sta male. Non mi interessa prendere voti in questo modo. Se qualcuno lo vuol fare, lo faccia. Io non ci sto. Lascio passare le elezioni, lascio finire il campionato e poi, tra luglio e agosto, pensiamo a come restituire il calcio alle famiglie“. Il premier Matteo Renzi, presente alla stadio Olimpico per seguire Napoli-Fiorentina, in un’intervista a La Stampa, commenta così la serata di violenza prima dell’inizio della partita.

“Allo stadio ci sono andato da babbo – ha aggiunto ancora – e ora da babbo sento il dovere di far sì che il calcio possa tornare a essere un gioco, e non un’occasione di guerra fra bande”. “In un Paese civile – ha proseguito – Genny la carogna, con quella maglietta lì, non sta in curva, sta dentro. Sabato, e troppe altre volte come sabato, abbiamo visto lo stadio come un luogo dell’impunità. Sa qual è stata la cosa forse più sconvolgente? È stato vedere i giocatori che andavano a parlare con i capi delle tifoserie”.

“Non facciamo le belle addormentate – è l’amara considerazione del presidente del Consiglio – Hanno tolto dalle curve gli striscioni, alcuni dei quali erano anche divertenti, salvo poi far entrare quello che abbiamo visto lanciare sabato sera dagli spalti. Non ci sono dubbi che questo deve finire. Comporterà la rottura con certi ambienti delle tifoserie organizzate? Vorrà dire che romperemo”. “Certo tutto questo richiederà molti interventi. Anche stadi nuovi. Non è il momento di parlarne. Ma quando finisce il campionato, ci metteremo al lavoro – promette -. Sono convinto che il calcio sia un luogo da cui può ripartire la convivenza civile del nostro Paese”.

Alfano: “Lo Stato c’è, è forte e non fa trattative con la curva”. “Lo Stato c’è, è forte e non fa trattative con la curva. Non abbiamo dubbi: abbiamo fatto un’azione di forte contrasto a tutte le mafie di questo Paese, immaginiamoci se lo Stato può avere paura di qualche belva vestito da tifoso che rovina lo spettacolo più bello. Lo Stato è più forte di chi vuole violare le sue regole” dice il responsabile del Viminale. “Il problema che abbiamo è conciliare la sicurezza negli stadi con la partecipazione stessa all’evento. Se le due cose non si conciliano avremo stadi più sicuri ma vuoti. Bisogna rafforzare le norme, i servizi e la collaborazione fra società calcistiche e forze di polizia. Noi non abbiamo dubbi, abbiamo fatto un’azione forte di contrasto a tutte mafie nel Paese. Immaginiamo se lo Stato può avere timore di qualche belva travestita da tifoso che rovina lo spettacolo più amato dagli italiani. Lo stato è più forte di chi vuole violare le sue regole”. Anche Alfano conferma che saranno iniziative da parte del governo: “A fine campionato ci riuniremo assieme alle società per prendere decisioni in vista del nuovo campionato. Abbiamo già fatto alcune cose, se non bastano siamo pronti a lavorare per estendere l’uso del Daspo fino ad arrivare al Daspo a vita. Ora il daspo vale per cinque anni, estendibili ad altri cinque in caso di recidiva. Noi puntiamo ad aumentare la pena per la recidiva a otto-dieci anni ed allargarla anche al gruppo, al branco. Se si dice a un tifoso che per 15 anni o per tutta la vita non può andare allo stadio si avranno risultati”.

Insieme alle società, “abbiamo già avviato un lavoro che prevede anche la separazione dei settori dello stadio per non penalizzare l’intera curva. Le società sono sane, non vogliono avere a che fare con i tifosi violenti e lo Stato deve aiutarle ad emanciparsi. Faremo ciò che serve per trovare un punto di equilibrio tra sicurezza e partecipazione perché ci teniamo anche ad avere gli stadi pieni e che possano essere frequentati dalle famiglie”.  Sulla maglietta indossata da Genny ‘a carogna: “Quella maglietta mi ha indignato edho telefonato alla vedova Raciti per dire che noi ci sentiamo tutti Raciti ed è inaccettabile che le divise e l’onore dei poliziotti vengano messi in discussione. Io sto dalla loro parte”. Lo ha detto a Rtl il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, commentando la t-shirt del capo tifoso Genny ‘a carogna che inneggiava a ‘Speziale liberò (Speziale è il giovane condannato per la morte dell’agente Filippo Raciti nel 2007 per gli incidenti al di fuori dello stadio di Catania).

Il prefetto di Roma Pecoraro: “Basta ricatti. In 5mila volevano impedire la partita”. “Ho chiamato il capo di gabinetto del ministro Alfano per informare che avrei fatto disputare la partita. Ho aggiunto che se il ministro fosse stato di diverso avviso sarei stato naturalmente pronto a riesaminare con lui la mia decisione. Non sono stato richiamato” racconta a La Repubblica il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che sostiene che avrebbe fatto giocare la partita anche se fosse arrivata la notizia che il tifoso napoletano non ce l’aveva fatta, replica: “Avrei fatto giocare comunque”.

Con l’animo, spiega, “di un prefetto che deve garantire il principio su cui si fonda uno Stato di diritto democratico e che, di conseguenza, è tenuto ad applicare la regola cardine dell’ordine pubblico. Il principio secondo il quale il diritto della maggioranza va tutelato dai tentativi di espropriazione e sovversione di una minoranza. Sabato sera – precisa – c’erano 55mila tifosi per assistere a una partita e avevano diritto di farlo. E ce n’erano 5mila che sostenevano di volerlo impedire. Se avessi ceduto al ricatto di quella minoranza non solo sarei venuto meno al principio, ma il problema di ordine pubblico lo avrei creato. Piaccia o no le istituzioni hanno operato in ‘stato di necessità, in nome di una ‘ragion di Stato”, ma con Genny la Carogna “abbiamo solo interloquito, non trattato“. “Il problema – aggiunge – non è del sottoscritto o dei funzionari di polizia che sono chiamati al lavoro sporco di sedersi davanti a certi soggetti. Il problema è di chi li legittima” come “anche alcuni presidenti di società calcistiche che finiscono per attribuire un ruolo a questi signori”.