Nessuna trattativa“. La questura di Roma smentisce le ricostruzioni di tutti i giornali su quei tre quarti d’ora precedenti al calcio di inizio della finale di coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, all’Olimpico. “Società, federazione e forze dell’ordine erano tutti concordi sul fatto che la partita si sarebbe giocata” hanno precisato i dirigenti della questura di Roma in una conferenza stampa in cui è stata chiarita la dinamica degli incidenti di ieri, dopo i quali è stato arrestato un ultrà della Roma per gli spari contro i tifosi del Napoli. Ricostruzione confermata dal dipartimento di pubblica sicurezza che ha spiegato come la spola del capitano del Napoli Marek Hamsik e di alcuni funzionari della stessa questura sotto la curva del Napoli fosse necessario per dare informazioni sul sostenitore ferito da colpi di pistola poco prima. Una versione più tardi confermata su Twitter dal ministro dell’Interno Angelino Alfano: “Non c’è stata nessuna trattativa tra Stato e ultrà. Non sta né in cielo né in terra”. Perché “come Stato siamo e saremo in grado garantire l’ordine pubblico”. Come spesso accade dopo i più gravi fatti di cronaca legati allo stadio, Alfano ha annunciato “un giro di vite durissimo” perché “il calcio non può essere guastato dalle belve”. Tra i provvedimenti da introdurre Alfano spiega che “pensiamo anche al Daspo a vita”.

La vedova Raciti: “Debolezza vertici Stato”. Renzi, Grasso, Alfano e Pansa la chiamano
Ma tra gli episodi che più hanno creato  gli interlocutori , tuttavia, c’era anche Genny ‘a carogna, capoultrà che indossava la maglia su cui campeggiava lo slogan “Speziale libero“. E infatti il commento più duro nei confronti delle istituzioni è della vedova dell’ispettore capo Filippo Raciti, ucciso (lo dice una sentenza definitiva) proprio da Antonino Speziale, nel febbraio 2007, fuori dallo stadio di Catania. “Ieri ho visto la debolezza dei vertici dello Stato nel vedere quell’individuo sugli spalti a dettare legge – ha dichiarato Marina Grasso, la vedova di Raciti – E con quella maglietta in mostra sugli spalti, che portava la scritta di un assassino. Nessuno ha detto niente: una vergogna. Non è giusto subire sempre. Eppure il premier Matteo Renzi era lì all’Olimpico a vedere la partita. E allo stadio c’erano anche il presidente del Senato, Pietro Grasso e altri vertici dello Stato. Non ho ricevuto nessuna telefonata di solidarietà, se fosse scappato il morto sarebbero corsi ai funerali”. Ma è stato lo stesso Alfano a chiamare la vedova Raciti: “Le ho detto che siamo dalla sua parte, dalla parte delle divise e che andrò a trovarla in Sicilia”. Anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi il presidente del Senato Pietro Grasso e il capo della polizia Alessandro Pansa l’hanno chiamata per esprimerle “vicinanza e solidarietà personale e dello Stato”. “Il contenuto delle chiamata – ha detto Marina Grasso – è riservato, ma mi hanno fatto piacere e sentire meno sola. Adesso dopo le parole aspettiamo i fatti, che ci saranno”.

La fotografia della serata di ieri all’Olimpico sta in molte altre dichiarazioni che riaprono – per l’ennesima volta – le discussioni lunghe decenni. “E’ la resa delle istituzioni ai tifosi” dice Arrigo Sacchi. “Queste cose non si risolvono con i Daspo”, aggiunge l’ex presidente del Coni, ex sottosegretario e ora membro del Cio, Mario Pescante. Il Sap non perde tempo e polemizza con il capo della polizia Alessandro Pansa: “Il vero cretino era all’Olimpico” dichiara il segretario del sindacato parafrasando una frase dello stesso Pansa (“Abbiamo un cretino da identificare”) dopo che un funzionario di polizia aveva dato un pestone a una manifestante durante gli scontri in un corteo di inizio aprile. Nel frattempo tutto il mondo parla (male) dell’Italia: per dirne una, la Bbc (in uno Stato in cui l’emergenza hooligans è stata affrontata e superata) ha dedicato agli eventi di Roma perfino una diretta. “La ‘Coppa’ de la verguenza”, la coppa della vergogna, titola il quotidiano sportivo spagnolo Marca.

Il questore di Roma Mazza: “Ordine pubblico ok”
All’indomani della giornata in cui sono rimasti feriti una decina di tifosi e 7 tra agenti delle forze dell’ordine e steward, per il questore di Roma Massimo Maria Mazza la gestione dell’ordine pubblico è stata ok.  “Il voto lo darei a De Santis (l’ultrà della Roma arrestato, ndr), quanto all’ordine pubblico è andato tutto molto bene, una persona che si mette a sparare verso altre credo che vada al di là di quello che si può prevedere – ha spiegato Mazza – Credo che una cosa del genere sia senza precedenti da qualsiasi parte. Abbiamo uno che aggredisce, prima comincia con quest’azione di provocazione, poi c’è la reazione violenta da parte dei tifosi del Napoli che lo rincorrono, lui cade e a questo punto per sottrarsi all’aggressione che si andava a concretizzare nei suoi confronti comincia a sparare”. De Santis ha provocato certo le conseguenze più gravi, ma a Roma sono avvenuti altri scontri in precedenza e in quel caso tra napoletani e fiorentini. In ogni caso i funzionari della questura assicura che non c’è stata nessuna trattativa con i tifosi del Napoli prima di dare il via alla partita: “Tutti erano d’accordo che si doveva giocare”. “Non abbiamo mai pensato di annullare la partita – aggiunge Mazza – I 45′ minuti di ritardo sono stati richiesti dalla società Napoli per far riscaldare i calciatori. Mai nessuno ha pensato di non far giocare la partita, né le forze dell’ordine, né le società e neppure la Federazione”.

Il Viminale conferma: “Non sono stati i tifosi a decidere se giocare o meno”
Una ricostruzione confermata dal dipartimento di pubblica sicurezza, in pratica dal ministero dell’Interno. “Non abbiamo trattato con i tifosi e non sono stati loro a decidere se giocare o meno la partita – dice all’Adnkronos Armando Forgione, direttore dell’ufficio per l’ordine pubblico – Abbiamo solo permesso loro di avere notizie affidabili, cioè le nostre perché eravamo le persone che stavano sul caso: avevamo già le idee chiare su chi fosse il personaggio fermato, e informazioni certe sullo stato di salute di uno dei feriti, che i partenopei ritenevano addirittura deceduto. Dovevamo dire, a qualcuno che risultasse credibile per i tifosi del Napoli e per la loro curva, quello che era davvero accaduto e spiegare che non avevano motivo di accusare la rifoseria avversaria”, evitarendo così altri incidenti. “Non potevamo fare errori – sottolinea Forgione – l’unico modo per poter dare un messaggio serio, chiaro e attendibile era quello di parlare direttamente con i tifosi, per dire come stavano le cose. Ma non si potava usare l’altoparlante, che sarebbe stato giudicato una posizione quasi di facciata: bisognava andare sotto la curva, ci serviva uno che facesse da amplificatore”. “Non siamo andati dai tifosi napoletani a trattare alcunché – scandisce Forgione – ma a rimarcare che quello che è accaduto non aveva a che fare con la tifoseria viola. Poi la partita si è svolta senza incidenti, sia durante sia dopo. E’ giusto che l’episodio abbia destato clamore, ma tutta la vicenda deve essere giudicata nel suo complesso, non nelle singole fasi. Il sistema sicurezza ha retto e ha permesso che la partita si disputasse in condizioni di sicurezza”.

Grasso: “Servono provvedimenti seri contro la violenza mascherata da tifo”
Il presidente del Senato Piero Grasso racconta gli istanti del conciliabolo tra i tifosi del Napoli e i funzionari della questura. “Nonostante la voglia di andarmene sono rimasto – scrive su facebook – perché ero tenuto a premiare, per rispetto ai milioni di tifosi perbene, e perché credo sia giusto essere dalla parte di chi ha la responsabilità e il dovere di far si che tutto possa svolgersi per il meglio. Dalla mia faccia era evidente il disagio e il disgusto per una situazione paradossale”. Ma la seconda carica dello Stato ora auspica anche leggi più efficaci: “Il responsabile della sparatoria, un criminale non appartenente alle tifoserie delle due squadre in campo, è già stato arrestato con una accusa di tentato omicidio. E’ comunque urgente prendere provvedimenti più seri contro la violenza mascherata da tifo, le infiltrazioni criminali nelle curve e i movimenti estremisti che sfruttano gli eventi per creare disordine, e per una gestione completamente diversa dentro e fuori gli stadi, come già fatto in altri paesi”. 

Sacchi: “Resa delle istituzioni ai tifosi”. Abete: “Il calcio è vittima”
L’ex commissario tecnico della Nazionale di calcio Arrigo Sacchi è netto: “E’ vero che in Italia succedono anche cose più gravi, ma quello che è successo iri è la resa delle istituzioni ai tifosi. Sembra che nessuno voglia fare nulla per non perdere consensi, un problema che si rimanda sembra e poi viene dimenticato”. Per il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete “il calcio è vittima di situazioni che vanno oltre: gli ultrà utilizzano gli stadi per manifestazioni di potere. E’ un dato di fatto: in alcuni stadi gli ultrà hanno un ruolo inaccettabile”.  “Sulla gestione dell’evento – ha sottolineato il presidente federale – la responsabilità spetta alle Forze dell’Ordine e alle autorità preposte. Noi come federazione siamo sempre stati e saremo sempre favorevoli ad una stretta sulle norme e sulla loro applicazione, anche se per quanto riguarda le norme sportive, le uniche che attengono alla federazione, molti tendono poi a criticarle perché le ritengono troppo punitive. Siamo pronti a fare la nostra parte per invertire la tendenza, senza se e senza ma. Riflettiamo ad esempio sulla idea di dare ai club il potere di vietare a vita lo stadio a certi tifosi, come il Villarreal con chi ha lanciato la banana a Dani Alves“. 

Pescante: “I Daspo non bastano perché poi sparano in strada”
L’ex sottosegretario del governo Berlusconi e ex presidente del Coni Mario Pescante (che era presente allo stadio) si augura finalmente un cambio di passo: “Se pensiamo di risolvere questi problemi con il Daspo (le diffide a non assistere a eventi sportivi, ndr), poi sparano per strada anziché nello stadio. Il fenomeno degli hoolingans non è nato in Italia, ma in Inghilterra e lì lo hanno abbattuto, con pochi daspo e molta severità, qui da noi scivola tutto nel sociologico”. Pescante ricorda di aver tentato di affrontare il problema: “La legge la provai a portare in Parlamento nel 2004 e la ritirai frettolosamente per la ribellione trasversale, tra chi invocava la Costituzione, la più bella Costituzione del mondo come è noto… e chi il garantismo, ed ecco i risultati. Poi bisogna aspettare la morte o del tifoso o del funzionario o di qualcuno per surriscaldarci per quattro giorni e poi tutto finisce”. “Il problema viene da lontano, questi personaggi sono ben conosciuti alla tifoseria, alle squadre e a chi tiene l’ordine pubblico e possono fare e disfare tutto quello che vogliono, senza provvedimenti seri. La verità è che per la violenza negli stadi si interviene solo quando c’è il momento critico. Poi tutte le leggi che sono state fatte poi vengono attenuate in Parlamento e vanificate. O si prende di petto o non si può guardare allo specifico momento in cui 60mila persone sono dentro un campo e pochi dettano legge”.

Le immagini degli incidenti fanno il giro del mondo: “La coppa della vergogna”
Le immagini degli incidenti di Roma intanto hanno fatto il giro del mondo e hanno mostrato l’immagine peggiore del calcio italiano. In Gran Bretagna la Bbc ha seguito passo passo quanto avvenuto nella Capitale con un video che mostra gli scontri e il ferimento dei tre tifosi del Napoli. “Tifosi del Napoli feriti da alcuni colpi di pistola”, titola il Sunday Times sul proprio sito internet. “Tre tifosi colpiti da arma da fuoco, violenti scontri ritardano la finale di Coppa Italia”, titola invece il Daily Mail che mostra anche tutte le foto dei tafferugli, della trattativa fra i rappresentanti delle forze dell’ordine e i capi ultrà del Napoli, oltre alla foto del tentativo di rianimazione del tifoso colpito a terra. Poco o nulla sulla partita. “Napoli, dramma e festa”, titola l’Equipe sul proprio sito internet nel dar conto degli episodi che hanno caratterizzato la serata dell’Olimpico. Grande risalto ovviamente anche in Spagna. “Il Napoli alza la coppa della vergogna”, titola Marca. Mundo Deportivo rilancia la notizia del “tifoso della Roma noto alle forze dell’ordine accusato di avere sparato su tre tifosi del Napoli”. “Festa rovinata”, infine, è l’emblematico titolo di As nel dare notizia della vittoria del Napoli allenato dallo spagnolo Rafa Benitez.

Pd: “Sconfitta di tutti”. Grillo: “La Repubblica è morta”
Inevitabile il riflesso sul dibattito politico. “E’ una sconfitta complessiva, che pesa sul mondo dello sport e del calcio, su tutti noi che facciamo politica e su tutti i corpi dello Stato – afferma Emanuele Fiano (Pd) – Questo non è sport, non è calcio, non è spettacolo. C’è l’immagine di una società italiana, che non è ancora stata capace di estirpare dal calcio la violenza, e magari anche la criminalità organizzata”. “La Repubblica è morta” commenta il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo. “Ieri sera mi si è stretto il cuore. Vedere Alessandra Amoroso cantare l’inno d’Italia sommersa dai fischi in uno stadio sequestrato dagli ultrà con la polizia impotente e i politici in tribuna d’onore, gente del calibro di Renzie. La Repubblica è morta, ma i suoi funerali sono indegni, troppo imbarazzanti. Non abbiamo neppure la dignità di un buon funerale”. E’ l’occasione per l’ennesimo attacco a Renzi e Napolitano: “Hanno tutti e due la cravatta, non sono tatuati non urlano. Sono diversamente ultrà. La Repubblica è morta e i suoi cittadini non hanno più rappresentanza, la pentola a pressione sta per saltare”.