Chissà cosa avranno pensato gli uomini della Dia quando durante una perquisizione e contestuale arresto di Nicola Cosentino hanno trovato chiavi che aprivano le porte della Reggia di Caserta. E chissà perché a dargliele era stato il prefetto della città campana. Certo è che questo particolare – speso dalla difesa in sede di udienza – non ha convinto i giudici del Tribunale del Riesame che hanno confermato l’arresto come chiesto dal pm della Dda Antonello Ardituro. 

La vicenda delle chiavi in realtà era stata utilizzata a sostegno delle argomentazioni difensive dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro, legali dell’ex sottosegretario detenuto dal 3 aprile scorso nell’ambito di una inchiesta della Dda di Napoli con l’accusa di estorsione e illecita concorrenza per ottenere il monopolio nel settore della distribuzione di carburanti in una ampia zona del Casertano. L’ex parlamentare di Forza Italia, che stava tentando di rientrare sul palcoscenico della politica con Forza Campania, quindi resta in custodia cautelare.

Secondo una prima ipotesi avanzata dagli investigatori – come ha spiegato l’avvocato Montone – le chiavi servivano infatti ad accedere a locali della prefettura dove negli anni scorsi, secondo l’accusa, si sarebbe svolto un presunto incontro, avvenuto alla presenza dello stesso Cosentino, organizzato allo scopo di intimidire un amministratore locale “scomodo” che non voleva sottostare alle pressioni dell’esponente politico. È stato invece accertato – ha sostenuto il legale – che quelle chiavi servivano invece ad aprire una porta laterale della Reggia ed erano state consegnate a Cosentino dall’allora prefetto per evitare che rimanesse rinchiuso all’interno dell’edificio quando si attardava a correre nel parco. “Altro argomento favorevole all’indagato – ha osservato Montone – è rappresentato dalle circostanze temporali che contribuirebbero a confutare le tesi accusatorie: le chiavi furono consegnate quando Cosentino era sottosegretario e quindi in un periodo successivo all’epoca del presunto incontro in prefettura”.

I legali hanno anche evidenziato che dai tabulati telefonici relativi ai telefoni cellulari dell’ex parlamentare si evince che durante il periodo trascorso agli arresti domiciliari, Cosentino non ha avuto alcun contatto con l’esterno: telefonate ed sms sono ripresi solo quando venne revocato il provvedimento di arresto (Cosentino era finito ai domiciliari il 26 luglio 2013 per reimpiego di capitali illeciti aggravati dall’aver agevolato il clan dei Casalesi, ndr) e l’esponente politico tornò in libertà. Secondo l’avvocato Montone ciò dimostra che, anche nel caso dell’ultima vicenda giudiziaria in cui Cosentino è stato coinvolto, “le esigenze cautelari, tese ad impedire anche eventuali contatti con l’esterno, avrebbero potuto essere assicurate anche in questo caso dalla misura meno afflittiva degli arresti domiciliari”.